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Roots! n.164 aprile 2021

Daniele Carcassi-Habitat

Autore: Daniele Carcassi

Titolo: Habitat

Tracks: 1. Esoscheletri – 2. Carapace – 3. Habitat – 4. Tagmata – 5. Assorbimento

Anno: 2021

Genere: Ambientale, Musica Sperimentale, Elettronica, Field recording

Città: Firenze-Bologna

Componenti: Daniele Carcassi (produzione, musica, mixaggio), Lorenzo Tonda (artwork)  

Etichetta: Slowth Records

Formato: digitale

Sito web: Daniele Carcassi

Daniele Carcassi-Habitat

by Simone Rossetti

Non siamo un’agenzia di press-kit quindi eviteremo di parlarvi dei soliti studi, premi e riconoscimenti, certo meritati ma qui su Roots! (nel bene e nel male) si bada “a’i lesso”, cioè alla musica, non sempre, quando ci è consentito anche alle storie personali ma cerchiamo di evitare didascalie personalizzate, copia-incolla o etichette da passata di pomodori in scatola di un supermercato qualsiasi. Detto questo diciamo anche un’altra cosa, non manca di coraggio Daniele Carcassi, artista poliedrico con base tra Firenze e Bologna e qui al suo album di debutto, un album, questo Habitat, non semplice, per “genere” (sebbene sia una parola che non amiamo usare) e per “tempi”, eppure non scindibili. Habitat è un bel titolo ma che oggi può lasciare un pò interdetti, un presente che stentiamo a capire ed a riconoscerci, la presenza di una microscopica forma vivente (volgarmente detta virus) che sta lentamente cambiando il nostro vivere e noi stessi e del quale malgrado tutta la nostra umana “conoscenza” sappiamo ben poco ma soprattutto non ne intuiamo le dimensioni, la portata che avrà sul nostro vivere, il come, il se ed il quanto ci cambierà; un Habitat che sembra non appartenerci più (in realtà ne siamo sempre stati estranei, lo abbiamo “occupato” ma mai, nemmeno sforzati, di comprenderlo se non per fini pratici); poi c’è la sua musica, quella di Daniele Carcassi, non un “genere” ma una consapevole scelta di linguaggio come forma espressiva personale ed artistica, scelta non semplice trattandosi di musica ambientale-sperimentale senza alcuna concessione alla classica forma-canzone che per Daniele è evidentemente una strada, una possibilità in più; trovata/riuscita? Non ha importanza, non in questo caso; 5 bani dove suoni field-recording (naturali, registrati sul campo) vanno ad interagire ciclicamente con forme digitali e destrutturazioni ritmiche, una ricerca continua di dialogo ed interscambio mai fine a se stessa, un ascolto “drammatico” e per certi versi “spiazzante”, non perchè richieda un approccio “uditivo” diverso da un ascolto banalmente radiofonico o perchè particolarmente ostico ma perchè Daniele ci pone davanti un “Habitat” mutevole ed in continuo divenire che oggi sembra sopraffarci e superarci eppure bello ed inquietante. Inutile recensire questo lavoro come un qualsiasi altro album perchè non lo è, ha bisogno di un suo scorrere (anche visivo) nella sua interezza, non troverete il “pezzo” meglio o quello peggio, il refrain da canticchiare per strada né quella linea melodica piacevole o stuzzicante, no, è tutto un altro ascoltare, da Assorbimento, a Carapace, a Esoscheletri passando per Habitat ed infine al tribalismo di Tagmata, paesaggi che si schiudono o appena accennati, un movimento sonoro pulsante (più ambientale che sperimentale) nel suo continuo evolversi, quell’habitat che abitiamo ma con il quale ci ostiniamo a non voler interagire. C’è anche altro, qui su Roots! recensiamo ma soprattutto parliamo di musica (a nostro rischio e pericolo), consentiteci allora una considerazione finale che non ha pretesa alcuna e lascia sicuramente il tempo che trova, non stiamo parlando di un “limite” (l’approccio è completamente diverso) ma si sente la mancanza di una struttura armonico-melodica anche magari solo accennata che sia quella parte umana con la quale “interagire”, ma va bene così, sappiamo che non è questo il contesto, sono appunto scelte. Album raccomandato (sebbene qui non raccomandiamo nulla, né consigliamo, né suggeriamo e nemmeno proponiamo) e che potrà piacervi o meno (giusto così) ma è quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere. A Daniele Carcassi non manca il talento né quel dono naturale, più importante, che è il sapersi guardare intorno, annusare “il vento che tira”, che poi è quello che realmente conta, strada non semplice ma affascinante. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui). 

 

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