Roots! n.527 settembre 2022 Damnatio – Putrefactio

Damnatio - Putrefactio

Damnatio – Putrefactio

(2022, Sinister Villains Culto)

by Tommaso Salvini

Di un disco ammiro una cosa più di ogni altra e cioè quando il suo ascolto e il tuo addentrarti in esso, tra note e tematiche che dai solchi affiorano fino ad arrivare alla tua corteccia cerebrale, ti pone di fronte ad una nuova branca della conoscenza e, va da sé, ti spinge a conoscere qualcosa di nuovo. Questo EP è un breve concept sulla fase alchemica della Nigredo e cioè quella della disgregazione, della depressione, della putrefazione. Ma tutto ciò non va interpretato in una chiave negativa, tutt’altro: “…la morte non è una sconfitta, è trasmutazione , dalla putrefazione nasce nuova vita…” Con Putrefactio il rapper Damnatio mette subito in chiaro quello che una mente obnubilata da insegnamenti creazionisti non può accettare: dal decadimento di un corpo nasce nuova vita; questo vale per i vegetali come per i mammiferi, per la storia come in filosofia. Il villaggio va distrutto perché possa venir salvato. Per il resto la base è una geniale commistione di colonne sonore fatte a pezzi da film di genere italiani anni ’80, campionamenti di campane, drum machine e un flow che affonda il suo coltello in materia rancida e inanimata per farne un’opera d’arte dai contorni assurdi: racconti di riesumazioni da cripte abbandonate con gli occhi e la lingua di Lovecraft “ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn”. Il metal fa da padrone e troneggia mentre si mescola con ritmiche tra l’Industrial e l’Hip Hop. Un figlio dannato dei DSA Commando e, se possibile, ancora più dannato: “Sguardo nell’ignoto, ghigno senza bocca, l’ordigno nella testa che rintocca, dall’utero alla terra l’unica chiave di volta: siamo l’archetipo dell’ombra”. Rimango impressionato dalla capacità di Damnatio di prodursi in un Rap sincero e genuino, gestito più per assonanze che per rime, il che dimostra, qualora ce ne fosse addirittura bisogno, che il rapper ha una solida base che affonda le sue radici nella migliore tradizione Hip Hop italiana: Assalti Frontali, Colle Der Fomento, anche se qui, dalla militanza politica si passa all’orrore campale della provincia: anziché esporsi in un canto di denuncia, ci si butta con spirito ferale sulla noia e la disperazione di giorni trascorsi nell’attesa di chissà che cosa; Damnatio ne fa estetica ed arte. “Chiede sangue per chi non comprende l’arte, la offende e si sente grande, attende nelle sue stanze, chiede sangue per chi non si sente se non piange…La finestra su R’lyeh (ma ci auguriamo che diventi una finestra sul mondo) dapprima si affida alla cascata di parole del rapper che, da messaggio, diventano beat forsennato e schizofrenico per poi regolarizzarsi su atmosfere Noise Industrial e chiudersi a guscio su di un rumore bianco maledetto che lascia, chi ascolta, di fronte ad un deserto che, ad attenta analisi, non è altro che la sua stessa vita. Un EP che pare più un assaggio, dato che secondo noi un talento del genere meriterebbe un minutaggio ben più esteso; cose da dire ne ha, stile e ottime basi pure. Un disco che non annoia ma che, anzi, delizia. Attendiamo, impazienti, anche i prossimi lavori dedicati alle fasi dell’Albedo, Citrinitas e Rubedo, certi che Damnatio non ci deluderà e da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).

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