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Roots! n.161 aprile 2021

Claudio Maffei-Nineteen Sixty-Eight

Autore: Claudio Maffei

Titolo: Nineteen Sixty-Eight

Tracks: 1. Ephemeral Freedom – 2. Shy Sun Shine – 3. Given This Life- 4. Road Of No Return – 5. Rivers Of Visions – 6. I Tip My Hat – 7. Yesterday People – 8. Off Beat Life – 9. Believe In Yourself – 10. Moon Song – 11. Life’s Just A Game

Anno: 2020

Genere: West Coast Sound, Psichedelia, Acoustic, Folk, Soul, Rock  

Città: Roma

Componenti: Claudio Maffei (voce, chitarra, piano, tastiere), Alessandro Chessa (batteria, percussioni, cori), Fabiola Torresi (basso, cori) – con la partecipazione di Tolo Marton (chitarra elettrica brano 3), Nicola Costa (chitarra elettrica brano 7), Michael Thomas Brill (basso brano 5), Nicola Di Già (chitarra elettrica brano 1), Mario Guarini (basso brani 1-4-8), Enrico Chiarioni (missaggio, effetti, colori, ispirazioni)

Etichetta: IRD (International Records Distribution)

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/ClaudioMaffeiMusic

Claudio Maffei-Nineteen Sixty-Eight

by Simone Rossetti

Tempo permettendo (non quello metereologico) ci prendiamo anche il lusso di scegliere qualche album da recensire a “titolo personale”; non si tratta, a scanso di equivoci, di pubblicità da supermercato (cosa che non ce ne può fregare di meno), semplicemente parliamo di musica (con i suoi pro ed i suoi contro); vi starete chiedendo del perchè scegliere un album di Claudio Maffei anziché uno votato alle più alte ed ambite classifiche, semplice, perchè siete su Roots! la più inutile e libera webzine stampata in pensiero eco-sostenibile (nonchè libero). Di Claudio Maffei ne avevamo già parlato riguardo al suo progetto parallelo, i Muff Brotherhood ed al loro album del 2019 Somewhere Along The Shore, un piccolo “gioiellino” che vi “consigliamo” (qui non consigliamo nulla per cui fate un pò come vi pare) di ascoltare e scoprire, ma torniamo con i piedi per terra ed a questo Nineteen Sixty-Eight, album pubblicato nel 2020 ed interamente a suo nome; una scelta non facile e per due motivi, questi tempi che certo non aiutano chi cerca di vivere e dare sbocco alla propria arte (discorso amplificato per i più “piccoli”) e questo paese dove (inutile dirlo, sempre stato) chi fa un certo tipo di musica (e la fa onestamente e con passione) viene automaticamente tagliato fuori dai soliti circuiti “che contano” (ma contano per chi??); due buoni motivi per i quali abbiamo scelto di “recensire” questo lavoro ma non i soli. Raffrontare i due album non avrebbe alcun senso, paralleli ma diversi, diciamo che questo Nineteen Sixty-Eight suona più “ragionato” e ricco sia musicalmente che compositivamente, attenzione, non abbiamo detto che sia migliore o peggiore (non recensiamo per questo) ma un “diverso” che vi sorprenderà (soprattutto se avete avuto modo di ascoltare Somewhere Along The Shore e se non lo avete ancora fatto fatelo); perchè Claudio Maffei è un “fottuto” genio in un mondo che guarda altrove; una genialità un pò diversa da quella a cui normalmente si associa questa parola, è il suo approccio naturale alla musica, quel suonare e creare melodie e colori per il semplice piacere di essere vivi e di esserci, in questo si, fottuto mondo, ma un esserci a modo suo. Nineteen Sixty-Eight, tradotto 1968, un anno talmente ricco di storia (musicale e non) che forse il titolo potrebbe sembrare un pò pretestuoso ma non lo è, e non lo è perchè questo lavoro è animato da autentica e diremmo folle passione. Album ricco di sfumature che vanno ad abbracciare ideologicamente/musicalmente tutto un decennio, quello dei 60, che vedrà il suo massimo splendore proprio nel 1968 ed una rovinosa parabola solo l’anno successivo. Diciamolo senza alcun timore referenziale ma soprattutto con il massimo rispetto, se in questo lavoro si guarda al passato Claudio Maffei lo fa comunque con un approccio “moderno”, evitando un posticcio copia-incolla ma rielaborando suoni ed utopie in un discorso strettamente personale, cosa che funziona (e di sorprendente bellezza) ma non sempre, comunque su questo ci ritorneremo. Si  passa così dalle sonorità tipiscamente West Coast e care a Maffei di Rivers Of Visions, una ballad che sembra fatta apposta per accompagnare quei tramonti sulle coste californiane di Big Sur, alla dolce e malinconica psichedelia di Given This Life, un pezzo che sembra uscire direttamente dalla penna di Lennon-McCartney e con un’interpretazione vocale veramente “sentita”; una considerazione sul momento, Claudio non è forse dotato della classica “bella voce” ma ha una sua personalità con la quale riesce a trasmettere emozioni, a raccontare storie, basta ed avanza. Dalle spiccate sonorità rock-blues è la bella I Tip My Hat arrichita da cori femminili che impregnano l’aria di un crescendo soul veramente notevole, un bel sentire che rimanda ad altri tempi e sprigiona quella voglia di vivere alla faccia di tutto e di molti; e che dire di Moon Song, già, quel brano che se non fosse per un refrain forse un pò troppo armonicamente appesantito sarebbe perfetto ma è pur sempre una questione di gusti ed orecchio personali (e che si sa, lasciano il tempo che trovano), come in Ephemeral Freedom, un bel pezzo dall’incedere rock ma che non ci convince del tutto, troppo ammiccante ad un ascolto radiofonico eppure nel suo scorrere estremamente bello, cosa che non accade nella splendida Life’s Just A Game, ed è qui che ritroviamo quella semplicità di scrittura e scorrevolezza che amiamo, un brano dalle atmosfere leggere ma calde e sensuali, una semplice ballata mid-tempo senza forzature ma dove tutto suona al suo posto, come è giusto che sia. Qui ci fermiamo, parlare di musica non è compilare una lista della spesa (almeno per noi), servirebbero dieci pagine solo per un singolo brano (questo è parlare di musica), qui ci spingiamo fin dove sia possibile ma anche noi abbiamo i nostri limiti; vi lasciamo sulle note di Off Beat Life, a suo modo un brano ambizioso, geniale, bello ma anche “troppo”, nel senso che non si accontenta ed ecco allora il grande cantautorato di scuola anni 70 (Van Morrison) che si fonde con atmosfere più prog psichedeliche (bellissimo il solo di chitarra) fino ad abbracciare, solo per un breve ma prezioso istante, architetture corali alla Beach Boys, un sentire che fa bene ma ci chiediamo se la sua “dimensione” sia quella più giusta, naturale. Qui ci fermiamo, ciascuno di voi si farà, giustamente, una propria idea, quello che ci sentiamo e possiamo dirvi (no, non è pubblicità) è che questo Nineteen Sixty-Eight è quell’album che saprà mettervi nella sintonia giusta per quando questi tempi bui saranno finiti (o nell’attesa di una loro fine) e non crediamo sia poco; album “meritevole di attenzione” direbbero quelli bravi, no, c’è di più, Claudio Maffei è un funambolo della sua arte, ostinato, sincero, probabilmente folle; a noi/voi la scelta di volgere gli occhi al cielo e come bambini trattenere il fiato fra stupore e meraviglia, no, non cadrà, resterà lì, in bilico, a ricordarci che l’arte e la vita passano da uno stesso invisibile filo. Da Roots! è davvero tutto e come sempre buon ascolto (qui).

 

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