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Roots! n.118 marzo 2021

Chow-Ancient Gentle Tower

Autore: Chow

Titolo: Ancient Gentle Tower

Anno: 2020

Genere: Hardcore, Garage-punk, Paisley Underground, Alternative-rock

Città: Bologna

Componenti: Riccardo Frabetti (chitarra, voce, piano, organo), Davide Montevecchi (basso, cori), Stefano Zuccato (batteria, cori, percussioni)

Etichetta: Area Pirata Rec

Formato: Vinile, CD, digitale

Sito web: https://it-it.facebook.com/chowregaz/

Chow-Ancient Gentle Tower

by Simone Rossetti

Siete su Roots! dove parliamo di musica a 360° e dove ce ne freghiamo altamente delle varie etichette di genere, tutto qui? No, ci piace prescindere dal “bello o brutto” album che sia perchè qui non abbiamo la presunzione di giudicare nessuno l’importante è che non sia musica-mozzarella da supermercato con data di scadenza prossima a qualche minuto, il resto sono gusti personali (i nostri, i vostri), forse non condivisibili ma comunque meritevoli di rispetto. Poi ci capita di ascoltare anche un album come questo, “inutile” come i pomodori freschi appena raccolti in un campo (tanto si possono comprare “uguali” nel solito supermercato) ed allora ci chiediamo dov’è che qualcosa si è rotto o forse solo inceppato; quelli “bravi” direbbero prosaicamente “un album che non può assolutamente mancare nella vostra discografia”, non noi, questo Ancient Gentle Tower album di debutto dei bolognesi Chow e distribuito dalla sempre ottima Area Pirata Rec è semplicemente un album ben realizzato, suonato con passione, con budella ed anima, con quell’approccio spontaneo e grezzo che sa ancora di vivo, di bello. Riccardo Frabetti alla chitarra e voce, Davide Montevecchi al basso e cori e Stefano Zuccato alla batteria e cori, non serve altro (anche se oggi sembra non sia più così) ma a noi basta ed avanza e se poi basta anche a voi vorrà dire che avrete capito (o lo sapevate già). Dagli Hüsker Dü ai primi R.E.M. passando per gli Stooges, gli Screaming Trees, i Rain Parade fino ai Green On Red ed inutile dirlo, manna per le orecchie e per l’anima, il suono dei Re Magi, il Santo Graal del Rock, l’arrivo in maglia gialla di Pantani al Tour De France, l’ultimo sorso di birra e poi questi tempi bui (ma che bui lo erano già da prima). Come al solito niente lista della spesa, preferiamo andare di pancia e per il resto cavatevela da soli o passate ad altro; c’è la bellissima I’m Not Home dalle sonorità hardcore di Hüskerdüiana memoria, e che splendido sentire a partire proprio dai quei riff potenti e distorti ma con echi psichedelici di scuola anni 60 e poi la voce “strascicata”, profonda e  perfetta di Frabetti (non stiamo parlando della “classica” bella voce ma di quella che qui vorremmo sentire), oppure sbattetevi sulle note arroganti di lacerante punk della breve Thinkin’ Of Death, punk? Ascoltatevi le armonizzazioni e poi ne riparliamo; da un altro bellissimo pianeta (sicuramente migliore di questo) sembra arrivare The Plotter, riff secchi e precisi che poi esploderanno in un refrain di devastante “estasi”; ma sapete bene che qui su Roots! non ci accontentiamo ed arrivati a questo punto pretendiamo ancora di più, soprattutto conferme che questo godimento-sonico sia reale, vero e non posticcio, ed ecco allora arrivare dritto in faccia il grunge Nirvaniano di The First I Met The Walrus, niente da fare, trppo dilaniante, troppo armonicamente “aperto”, troppo di tutto e qui potremmo anche chiudere (di solito facciamo così) ma per vostra disperazione non questa volta; si viaggia su splendide atmosfere Paisley in The Engineer’s Wife con un refrain che vi si appiccicherà maledettamente in testa e va detto grazie anche all’interpretazione vocale di Frabetti (personalità ed originalità) e sempre per restare in territori Paisley c’è l’incedere sostenuto e malinconico di Jules And Lillian, una ballata dagli echi psichedelici e melodie color pastello che si cuce perfettamente sopra la ritmica sincopata del sempre bravo Zuccato e potremmo continuare citando la bella Another Song About Fog dalle reminescenze primi R.E.M. o la più sognante Lead Me, Walrus ed è comunque sempre un gran sentire. Un album questo Ancient Gentle Tower che lasciamo a voi il piacere di scoprire nella sua interezza; album perfetto? Non proprio, l’unico suo “limite” forse (se poi c’è) è che trattandosi di musica naturalmente derivativa di un certo periodo sembra venir a mancare un pò del “vivere questo fottuto presente” ma è discutibile e non è detto, ad ogni modo qui dove potrete disintossicarvi da tutta la merda che si ostinano a propinarci quotidianamente, e da Roots! come sempre è tutto. Buon ascolto.

 

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