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Roots! n.127 marzo 2021

Cernichov-The Mold Legacy

Autore: Cernichov

Titolo: The Mold Legacy

Tracks: 01 Megaverse – 02 The house On Ash Three Lane – 03 The Logic In Constructivism – 04 Petris Fractals – 05 Those Sparkling Fires In That Eternal Void – 06 Once Upon A Time In Cybertron

Anno: 2021

Genere: Experimental music, Noise, Ambient, Minimal and Abstract music

 

Città: Bruxelles-Milano

Componenti: David Gutman, Marco Mazzucchelli

Etichetta: Dornwald Records

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/Cernichov/

 

 

 

Cernichov-The Mold Legacy

by Simone Rossetti

Malgrado tutto e malgrado i soliti molti c’è ancora chi (e non sono pochi) si ostina a proporre una propria musica lontana dal piattume (ma ben più remunerativo) panorama nazionale; ognuno a modo suo, seguendo canali e stili musicali diversi, generi forse incompatibili fra loro (dal jazz all’hardcore, alla psichedelia alla musica elettronica) ma che in realtà non lo sono, linguaggi diversi ma accomunati dal non riconoscersi in questa banalità e mediocrità che ci propinano quotidianamente come pensiero unico, ad un’assuefazione di massa al nulla più totale. Musica non facile (ma solo ad un primo ed “usa e getta” ascolto) quella composta dai Cernichov, un duo formato dallo statunitense David Gutman  e dall’italiano Marco Mazzucchelli con base “mobile” fra Bruxelles e Milano; questo The Mold Legacy è il loro secondo album pubblicato ad inizio di questo che si preannuncia altrettanto infausto 2021 (causa virus ed ottusità dilagante) e distribuito dalla ancora piccola ma interessante etichetta discografica Dornwald Records; L’Eredità Della Muffa, ma di quale muffa stiamo parlando? Non certo di quella che al momento rappresenta le istituzioni più alte di questo malandato paese ma di quella ben più “nobile” ed ancora avvolta dal mistero che domina silenziosamente il regno organico di un pianeta ormai al collasso, un regno del quale anche noi umani, in tutta la nostra “magnificenza” facciamo parte; peccato che quello che comprendiamo sia veramente un nulla rispetto ad un “tutto” ben più grande. Che esista una qualche relazione fra la muffa e questo virus non è dato sapere, come non è dato sapere se magari la nostra salvezza possa dipendere da una “inutile” ma non certo stupida muffa, se così fosse non ci stupiremmo più di tanto, purtroppo si tende a sottovalutare le muffe un pò come sottovalutiamo tutto quello che ci sfugge. E questa musica parte proprio da qui, da quello che ci ostiniamo a non comprendere, un mondo apparentemente oscuro ma che è presente da molto prima del nostro “arrivo”, un mondo che ha visto e si è regolato ben oltre una qualsiasi sopravvivenza. Musica elettronica dalle atmosfere ambient che si muove su territori noise ma senza forzare troppo la mano su di un “rumorismo” fine a se stesso; Megaverse apre l’album su sonorità molto eteree, quasi sognanti, senza un tema ben preciso ma più basato su di un susseguirsi di armonizzazioni corali, quasi del tutto assente la ritmica nel senso più classico ma solo un pulsare primitivo che resta in secondo piano e che ci riporta “umanamente” con i piedi per terra; un altro bel brano che si muove sempre su atmosfere cupe e malinconiche è Those Sparkling Fires In That Eternal Void dove tappeti di tastiere si fondono con una soffusa ritmica destrutturata in un bel crescendo che poi si spegnerà lentamente sul finale; c’è la più cupa The Logic In Constructivism e la più armoniosa e strutturata Petris Fractals dove il “battito” è percepibile e ci da un senso di tranquillità profonda. Questa di The Mold Legacy è una musica che non “urla”, non ne ha bisogno, si muove in un microcosmo che assembla insieme noise ed ambient senza privilegiare né l’uno né l’altro ma semplicemente lasciandosi (e lasciandoci) trasportare; se è un bell’album, un ottimo album od un mediocre album non spetta a noi giudicarlo ma se ne parliamo un motivo c’è (che poi è quello per il quale ci ostiniamo a scrivere), si poteva fare di meglio? Si ma qui si entra in considerazioni personali che mal si adattano con scelte artistiche più intime e non discutibili, diciamo che si sente la mancanza di quello “strumento” in più che sia “voce”, guida e melodia, uno strumento qualsiasi, potrebbe essere un sax, un violino od un piano ma forse la muffa non ha bisogno di una “percezione” umana e questi suoni sono, semplicemente, quello che devono essere. Ad ogni modo è un bell’album ed è onesto, non solo, è come al solito una possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere; da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).     

 

Cernichov-The Mold Legacy

by Simone Rossetti

Translated by Queen Lady

Despite everything and despite the usual many, there are still those (and there are not a few) who persist in proposing their own music far from the dull (but much more profitable) national panorama; each in its own way, following different channels and musical styles, genres that are perhaps incompatible with each other (from jazz to hardcore, to psychedelia to electronic music) but which in reality are not, different languages ​​but united by not recognizing themselves in this banality and mediocrity that they offer us daily as a single thought, to a mass addiction to total nothingness. Music not easy (but only to a first and “disposable” listening) that composed by Cernichov, a duo formed by the American David Gutman and the Italian Marco Mazzucchelli with a “mobile” base between Brussels and Milan; this The Mold Legacy is their second album released at the beginning of this which promises to be equally inauspicious 2021 (due to viruses and rampant dullness) and distributed by the still small but interesting record label Dornwald Records; the legacy of mold, but which mold are we talking about? Certainly not of the one that currently represents the highest institutions of this run-down country but of the much more “noble” and still shrouded in mystery that silently dominates the organic kingdom of a planet now in collapse, a kingdom of which we humans too, in all our “magnificence” we are part; pity that what we understand is truly a nothing compared to a much greater “whole”. That there is some relationship between mold and this virus is not known, as it isn’t known whether perhaps our salvation may depend on a “useless” but certainly not stupid mold, if so we would not be too surprised, unfortunately we tend to derestimate molds a bit like we underestimate everything that escapes us. And this music starts right from here, from what we insist on not understanding, a world apparently dark but which has been present long before our “arrival”, a world that has seen and regulated itself far beyond any survival. Electronic music with ambient atmospheres that moves on noise territories but without forcing too much the hand on a “noise” end in itself; Megaverse opens the album on very ethereal, almost dreamy sounds, without a precise theme but more based on a succession of choral harmonizations, almost completely absent the rhythm in the most classic sense but only a primitive pulsation that remains in the background and that brings us back “humanly ” with your feet on the ground; another beautiful song that always moves on dark and melancholy atmospheres is Those Sparkling Fires In That Eternal Void where carpets of keyboards blend with a soft deconstructed rhythm in a nice crescendo that will then slowly fade out on the final; there is the darker The Logic In Constructivism and the more harmonious and structured Petris Fractals where the “beat” is perceptible and gives us a sense of profound tranquility. This of The Mold Legacy is a music that does not “scream”, it does not need it, it moves in a microcosm that assembles noise and ambient together without privileging either one or the other but simply letting (and letting ourselves) be carried away; if it is a good album, an excellent album or a mediocre album, it is not up to us to judge it but if we talk about it there is a reason (which is what we insist on writing for), could we have done better? Yes, but here we enter into personal considerations that don’t fit well with more intimate and non-questionable artistic choices, let’s say that we miss that extra “instrument” that is “voice”, guide and melody, any instrument could be a sax, a violin or a piano but perhaps mold does not need a human “perception” and these sounds are simply what they should be. In any case, it’s a good album and it’s honest, not only that, as usual, it’s one more chance that you wouldn’t know otherwise; from Roots! it’s all and as always good listening (here).

 

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