Roots! n.273 settembre 2021

Cemento Atlantico - Rotte Interrotte

Cemento Atlantico – Rotte Interrotte

by Simone Rossetti

E’ un crocevia di culture e di uomini questo Rotte Interrotte (Bronson Recordings, 2021), album d’esordio per Alessandro “ToffoloMuzik” Zoffoli (ed il suo progetto a nome Cemento Atlantico), un mondo nel quale finalmente riconoscersi e non da temere (a differenza di come quotidianamente ci “invitano” a fare); vero, la realtà  è ben diversa ma è “gestita”, purtroppo e per svariati fini, a livelli più alti, le persone, quelle comuni e le loro storie, sono questo mondo, il nostro mondo. Questa è solo una premessa, non sappiamo se buona o meno, se pertinente o no, fortunatamente ci viene in aiuto questa musica ma una volta ascoltata vi sarà tutto più chiaro e semplice; album composto e prodotto interamente da Alessandro (Cesena, classe 1975) eppure non sembra, ha quel respiro universale che è cosa rara (indipendentemente da generi e stili), narra storie che si perdono nella notte dei tempi, ha quella cultura che almeno a noi, figli di un “ricco” occidente, sembra non appartenerci più, dimenticata, persa, già oblio, è (e ve ne accorgerete) un lavoro “corale”. World music se proprio si vuol ridurre questa musica ad un genere di riferimento, in realtà suoni e voci che ci giungono dagli angoli più remoti di questo mondo, rotte che un tempo erano viaggio, storia e conoscenza e che oggi sembrano, appunto, interrotte da un mondo disfunzionale e dis-armonico. Album che si apre con la bellissima Umm Bulgares, luogo immaginario (ma nemmeno poi tanto) dove si incrociano antiche litanie e profumi provenienti dal Marocco e dalla Bulgaria, il tutto miscelato su basi dubstep ed atmosfere chillout, un lavoro compositivo veramente notevole quello di Alessandro, non stiamo più semplicemente ascoltando ma “siamo lì”; un viaggio che prosegue sorvolando Hanoi ed il delta del suo Fiume Rosso, Trung Sisters, dai profumi intensissimi che sanno d’incenso, di rituali appartenenti ad un tempo remoto ma non ancora annullati da un presunto e sbandierato “progresso”, c’è l’amara Amazonienne dai ritmi trip hop, una preghiera alla follia umana fra “l’America indiana, l’Africa degli schiavi e l’Europa degli invasori” (cit. Alessandro Zoffoli); musica tradizionale cambogiana farà da sottofondo agli inserti elettronici in Beat ‘em Bang, se si chiudono gli occhi e si trattiene il respiro un luogo che diventa reale; “Un desierto nunca està deshabitado, ojos hechos de roca, alma grises vigilan la sequìa y el poder incivilizado”, siamo in Colombia, nel Deserto di Tatacoa, con la bella El Congreso De Los Fantasmas fra ambientazioni in stile spaghetti-western di Sergio Leone e storie di fantasmi ed ancora, c’è l’India di Blade Runner Zero, una babele di suoni ed umanità che è uno spettacolo per le orecchie e per gli occhi. Album che si compone in totale di 9 tracce (proseguendo troverete Black ‘n’ Red, El Reino Del Condor e Bamboo Burma Street), abbiamo sbagliato, non un album ma un viaggio (quel proseguendo si riferisce al viaggio) e proprio per questo noi ci fermiamo qui, le parole spesso annoiano, il viaggio mai e vi assicuriamo che ne varrà la pena. Detto questo Alessandro Zoffoli è un abile “manipolatore” (e conoscitore) di suoni e culture, sopratutto di storie da narrare, onestamente non sappiamo se in questo desolante paesaggio umano che è diventato il nostro paese riscuoterà un qualche minimo interesse ma lo meriterebbe (ed è tutto dire dal momento che la world music non è propriamente il genere che rientra nelle nostre corde); prestategli un ascolto perchè è quella possibilità in più che altrimenti non sapreste di avere e che nessuno vi dirà (ed il perchè è facile intuirlo). Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui e disponibile anche nel sempre preferibile e classico vinile).  

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