Roots! n.529 settembre 2022 Bud Powell – At Home Strictly Confidential

Bud Powell - At Home, Strictly Confidential

Bud Powell – At Home, Strictly Confidential

(1964, Fontana Records)

by Simone Rossetti

A Bud Powell (1924 – 1966, New York)

C’è qualcuno che sta suonando al piano….è musica jazz….no, non è uno studio di registrazione, il suono proviene da una finestra di un palazzo qualsiasi, lo sentite dal marciapiede dove state passeggiando…siete a Parigi ma non quella di oggi…la finestra è aperta, impossibile sbagliarsi…il portone è aperto ed a quel punto, molto timidamente, entrate, salite una prima rampa di scale, poi una seconda, le note che si fanno più nitide, c’è una porta, nessuno vi da il diritto di entrare (giustamente)…ma noi si (solo in questa occasione ed in punta di piedi)….

Era il 1986 quando uscì nelle sale cinematografiche un “piccolo” film diretto da Bertrand Tavernier liberamente ispirato alla vita e vicissitudini di due grandi del jazz, il sassofonista Lester Young ed il pianista Bud Powell, il suo titolo era Round Midnight…se non lo avete ancora visto ve lo “consigliamo” anche se ovviamente si tratta di un film quindi con tutti i limiti e mancanze del caso ma la storia è veramente bella e ci ritroverete molto di quello che da qui in poi andrete a leggere e ad ascoltare. Bud Powell, una vita dallo scorrere breve metà della quale trascorsa all’interno di istituti psichiatrici, dipendenze varie, la morte del fratello, la depressione, poi la scelta sul finire degli anni ’50 di trasferirsi definitivamente a Parigi, un ritorno a New York per complicanze di salute, disturbi mentali, un volo di ritorno con destinazione Parigi mai preso ed una fine, era il 31 luglio del 1966…..Tubercolosi? Polmonite? Itteriza? La vita??…..Chi in quegli anni ha avuto la possibilità e la fortuna di poterlo ascoltare “dal vivo” ci racconta di un “predestinato”, un genio di inestimabile bravura……per noi che lo possiamo solo ascoltare (ed immaginare) attraverso le registrazioni che ci ha lasciato era quanto di più umano ci potesse essere…demoni compresi. Metà…..perché se metà era “persa” da qualche parte l’altra metà era seduta di fronte ad un piano e quando le sue dita si posavano su quei tasti bianchi e neri non ce n’era per nessuno….uno stile fortemente legato ad un’amicizia…quella con un altro pianista, immenso, Thelonious Monk, ma il suo tocco era più leggero, armonioso, un sound “moderno” che a differenza di quello di Monk (troppo ostico, troppo “suo”) farà scuola. Le tracce presenti in questo album (e qui torniamo al film sopra citato) sono solo una piccola parte delle registrazioni casalinghe (quasi tutte per solo piano) riportate su nastro grazie al suo amico e “protettore” Francis Paudras durante la permanenza di Bud a Parigi….un grande onore riservato a pochi. Un Bud finalmente “ritrovato”, sereno, lontano dai riflettori e con i suoi demoni almeno in parte domi, una musica che…..che cazzo…bisogna esserci, essere lì, in quella stanza, allora sì…..non sarà sufficiente un semplice ascolto, non gli renderebbe merito…quindi non temete, sforzatevi, salite quelle rampe di scale, aprite la porta ed entrate e magari sarà proprio nel mentre lo sentirete “accompagnare” con la voce una struggente Deep Night…o forse mentre attacca una Ruby My Dear dedicata espressamente al suo amico Monk (personalità non certo semplice e con i suoi problemi)….Un’ultima cosa (nel caso ci fosse bisogno di dirla) prima di uscire ringraziatelo per questo inatteso dono e poi uscite chiudendo piano, ma molto piano, la porta da dove siete entrati perché Bud nel frattempo continuerà a suonare e non importa se non sarà perfetto, non importa….Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).    

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