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Roots! n.4 settembre 2020

Breve Storia Del Post (tutto quello che non avreste mai osato leggere e che nessuno ha mai osato scrivere)

by Simone Rossetti

Se è vero (ed è vero) che non amo in particolar modo usare il termine “capolavoro” è altrettanto vero che rabbrividisco quando mi trovo di fronte ad un Post-qualcosa, un Nu-qualcos’altro o un New-infilato qua e la. Eppure la parola Post ha un origine che si perde nella notte dei tempi, pensate alla locuzione latina “post mortem” che letteralmente significa appunto “dopo la morte” e usata ancora oggi per i contesti più diversi; pensate anche al semplice “post”, posteriorità nel tempo, un poi, un dopo, un più tardi; l’aspetto che a noi interessa è ovviamente quello più strettamente musicale, purtroppo esiste e malgrado personalmente lo rifiuti a priori c’è e bisogna farci i conti. Un errore in cui si cade spesso è considerare il Post come qualcosa che seppelisce definitivamente ciò che lo precede, in parte è vero e in parte no, dipende dal punto di “osservazione” personale o meno, comunque sempre discutibile. Il Post-punk aveva seppellito il punk? No, il punk era ancora vivo quando sul finire degli anni ‘70 si iniziò a parlare di Post-punk, vivo ma moribondo (non musicalmente ma come controcultura di un intero movimento), sarebbe “morto” in ogni caso con o senza l’avvento del Post-punk ma quest’ultimo ebbe comunque il merito di un “andare oltre”; è vero, potevano chiamarlo in un altro modo, ma questo ricambio fu una cosa abbastanza graduale, non netta, e in molti casi il Post conservò un attitudine tipicamente punk. Poi arrivò quel calderone di generi e stili chiamato New-wave, estetica ma non solo e nella maggioranza dei casi pur sempre di rock si trattava; si chiamava New invece di Post, quindi non seppellì nessuno, si seppellì da sola verso la seconda metà degli anni ’80 poi si tornò a parlare di rock. Agli inizi degli anni ’90 apparvero due nuove “etichette di genere” il Nu-metal e il Post-metal (evidentemente quello vecchio non andava più bene ma non chiedetemi il perchè), erano nuovi? Mica tanto, però se li hanno chiamati “Nu” e “Post” un motivo ci sarà pur stato, per loro stessa fortuna durarono poco (ma ebbero entrambi un notevole seguito) e per nostra fortuna il classico heavy metal continuò per la sua strada (fra alti e bassi e dando vita a nuovi sottogeneri, Black, Death, Doom, Alternative); pian pianino ci stiamo avvicinando a quella che sarà una “svolta cruciale” del nulla e sul nulla, ma tant’è. Considerato uno dei più importanti critici musicali contemporanei nonchè collaboratore delle maggiori riviste specializzate di settore Simon Reynolds decise un bel giorno di maggio del 1994 di coniare il termine Post-rock; da qui in poi il rock come lo conoscevamo non sarebbe più stato lo stesso, non un genere in particolare quindi e nemmeno un suo sottogenere ma tutto il rock, improvvisamente da quel giorno di Maggio si era passati dal rock al suo Post, un dopo, il rock era già ieri. Evidentemente il buon Reynolds avrà avuto le sue buone ragioni, come io ho le mia e voi le vostre; nelle intenzioni doveva essere (ed era) un rock “diverso” più centrato su un approccio emotivo-emozionale anzichè fisico tipicamente rock e di contaminazione con altri generi, musica elettronica, classica da camera, folk, ambient e così via, una questione di “attitudine”; tutte cose che però nel rock già esistevano ma che ovviamente avevano bisogno di qualcuno che trovasse la parola giusta per definirle; ed eccola qui la parola giusta, Post. Moltissimi sono i gruppi, volenti o nolenti, confluiti in questo “imbuto etichettale”, non li starò a nominare vi basterà digitare Post-rock e troverete una più che esauriente lista di gruppi che sono entrati di diritto in questo Post-qualcosa; una riflessione però sorge spontanea, a che pro etichettare un “genere” che è semplicemente quello di prima (guardando al breve e lungo passato il rock si è sempre contaminato con altri generi se non addirittura mosso su territori a lui distanti, ed ha sempre avuto un approccio non solo fisico ma anche emozionale), perchè un’ “etichetta” serve a vendere meglio, a creare un punto di aggregazione, a far nascere un movimento di massa, nient’altro, e questo fu ciò che accadde. Anche in questo caso ebbe vita breve, implose su se stesso nei primi anni del nuovo millennio e di nuovo e fatalmente si tornò a parlare di rock, messo male quanto volete, moribondo come attitudine, forse morto come fenomeno di controcultura, ma comunque ancora al suo “post-o” al di la di etichette più o meno veritiere; questo ovviamente fino a che non sarà coniato qualche altro nuovo termine ad uso e consumo del mercato e per una soddisfazione immediata. Si conclude qui questa breve storia del Post-qualcosa, critica non verso le singole band che possono piacere o meno ma verso l’utilizzo del termine Post; non cambia ovviamente nulla, è stato usato come in futuro se ne useranno altri, c’è sempre bisogno di “codificare” un qualcosa per poter affermare “io l’ho capita” e a sua volta per poterla sfruttare, così va il mondo.      

 

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