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Roots! n.70 gennaio 2021

Boogie Bombers-Boogie Bonanza

Autore: Boogie Bombers

Titolo: Boogie Bonanza

Anno: 2020

Genere: southern rock, blues

Città: Torino

Componenti: Boris Tabasco (voce, armonica), Joe Tabasco (chitarra), Marco Tabasco (basso), Simone Tabasco (batteria e percussioni)

Etichetta: Volcano Records e Promotion / Blue Mama Records

Formato: CD, vinile

Sito web: http://boogiebombers.com/

Boogie Bombers-Boogie Bonanza

by Simone Rossetti

Sono un negro e me ne vanto” diceva il “bianco” Jimmy Rabbitte (Robert Arkins) nel bellissimo film diretto da Alan Parker The Commitments (1991), diciamolo chiaramente, il blues è la musica dei “neri” (afroamericani), lo è sempre stata e non potrebbe essere altrimenti, ma il nero non è solo un colore, il “nero” è un qualcosa che bisogna averlo vissuto in prima persona, sulla propria pelle, solo così si può “sentire” il blues, avete letto bene, ho scritto sentire e non suonare e c’è una bella differenza; chiunque (non io) sarebbe capace di buttare giù qualche accordo blues e scriverci sopra un testo (con il blues si sono confrontati i più grandi chitarristi “bianchi” della musica rock) ma per funzionare c’è bisogno di altro, una scala blues, per quanto ben suonata, non basta, qualcuno una volta ha detto che il blues è una musica facile da suonare ma difficile da sentire dentro, questo qualcuno era Jimi Hendrix, poche parole che racchiudono l’essenza stessa del blues. I Boogie Bombers “afroamericani” non lo sono, anzi, sono quanto di più nostrano possa esserci, provengono infatti da Torino e questo Boogie Bonanza è il loro debut-album registrato presso i BrutusVox Studios (sempre di Torino) e pubblicato nel novembre del 2020 per la Volcano Records e la Blue Mama Records e c’è ben poco da dire, i “fratelli” Tabasco pestano duro e lo sanno fare alla grande; non aspettatevi il classico delta blues rurale (alla Robert Johnson tanto per capirsi) ma un southern rock fortemente intriso di blues alla Muddy Waters; album ottimamente prodotto (forse anche troppo ma è una questione di orecchie, un pò come i gusti, sempre personali), un album che scorre (cioè si ascolta) con piacere, poi certo, non sarà niente di particolarmente innovativo nel panorama della musica blues (sempre che qualcosa di innovativo ci possa ancora essere) ma la storia e le radici sono quelle e almeno qui non vengono snaturate per fare del semplice quanto inutile revival, c’è dell’ottimo hard blues elettrificato suonato come di deve e con passione, forse con qualche inevitabile concessione di troppo a sonorità più attuali e “moderne” cosa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno ma vi assicuriamo che la matrice di questa musica resta intatta, un viaggio nelle viscere (e nella musica) di quelle terre del profondo sud degli United States dove tutto è nato. Detto questo sapete bene che qui su Roots! non ci accontentiamo di semplici lodi né di compiacere nessuno (se poi parliamo di blues o di jazz diventiamo ancora più esigenti) ed ecco perchè preferiamo quelle tracce con sonorità più calde e meno “forzate” come ad esempio la bellissima Back To New Orleans, un pezzo di grande groove nella tradizione dei migliori Allman Brothers Band, sonorità calde ed avvolgenti con belle parti vocali arricchite da cori femminili che sanno di “vecchio”, un climax perfetto che riporta indietro ad un tempo in cui la musica veniva fatta per durare; c’è l’altrettanto bella Easy, una ballata semiacustica di rara eleganza (ascoltare per credere) e speziata della migliore tradizione soul, un pezzo dolce e malinconico con notevoli aperture armoniche che seguono sempre un loro scorrere naturale ed è veramente un bel sentire, ma non finisce qui, fra i pezzi più propriamente blues spiccano la tiratissima What A Night con un crescendo che esploderà nell’irresistibile refrain, il classico treno in corsa con il suono da brivido dell’armonica di Boris e la chitarra sferragliante di Joe Tabasco, proprio così come ci si aspetterebbe di sentire, e non è da meno il blues devastante di Heavy Load, un pezzo alla ZZ Top che puzza di deserto, polvere e qualche sudicia distilleria clandestina. Ma Boogie Bonanza è soprattutto un lungo viaggio ricco di sorprese e che non sarebbe giusto rovinarvi, considerate questa recensione solo come un antipasto di quello che vi aspetterà durante il percorso, permetteteci però un’ultima considerazione in merito a questo lavoro, una considerazione che comunque può lasciare il tempo che trova (come tutte le considerazioni), avremmo preferito (senza la presunzione di avere la verità in tasca) un approccio meno “formale”, più di pancia, istintivo, perchè qualche volta, come si dice, “il troppo stroppia”, ed in questo caso è la ricerca di quella perfezione che se può essere l’ideale per certa musica finta-rock ha però ben poco a che vedere con il blues, senza nulla togliere ovviamente alla bontà di questo lavoro. Ora alzate le mani al cielo e godete fratelli di questa musica del diavolo perchè di questi tempi bui è veramente un toccasana per il corpo e per lo spirito; siete sintonizzati su Roots! le frequenze del diavolo che come sempre vi augura un buon viaggio ed un buon ascolto.

 

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