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Roots! n.177 maggio 2021

Bongzilla-Weedsconsin

Autore: Bongzilla

Titolo: Weedsconsin

Tracks: 1. Sundae Driver – 2. Free The Weed – 3. Space Rock – 4.The Weedeater – 5. Earth Bong/Smoke/Mags Bags – 6. Gummies

Anno: 2021

Genere: Stoner, Sludge

Città: Madison (Wisconsin)

Componenti: Mike Makela “Muleboy” (basso, voce), Jeff Schultz “Spanky” (chitarra), Mike Henry “Magma” (batteria)

Etichetta: Heavy Psych Sounds Records

Formato: Vinile, digitale

Sito web: Bongzilla

Bongzilla-Weedsconsin

by Simone Rossetti

Non sono più dei “ragazzini” come lo erano ai tempi di Stash, loro album di debutto risalente al 1999, eppure i Bongzilla a dispetto di tutto e tutti non sono cambiati di una virgola, musicalmente sempre fedeli alle loro radici, quelle del buon vecchio stoner-sludge profumato di psichedelia e di inebriante marijuana; dal 1995, anno in cui si formarono in quel di Madison (Wisconsin) sono cambiate un bel pò di cose, in molti stati U.S.A. con la legalizzazione della cannabis, qualche avvicendamento nella formazione, nel 2002 la pubblicazione di Gateway a cui seguì nel 2005 il loro ultimo album in studio, Amerijuanican, poi un lungo stop dal 2009 al 2015, il ritorno sulle scene con 3 dei 4 membri originari dai tempi di Gateway (Muleboy al basso e voce, Spanky alla chitarra e Magma alla batteria), poi un nuovo stop causa virus (o qualsiasi cosa sia) ed infine, è proprio di questi giorni, l’uscita inaspettata di un nuovo album, Weedsconsin, rilasciato dall’ottima etichetta italiana Heavy Psych Sounds Records; nel mentre il tempo scorre (anche come generi e gusti), restare al passo diventa cosa sempre più difficile soprattutto in un mercato/sistema usa e getta come è quello di oggi; domanda, ma è poi così importante? No, se ci si crede, se si ha ancora qualcosa da dire o più semplicemente se ci se ne sbatte delle regole che il mercato impone e stronzate varie. Fare raffronti con il passato non sarebbe corretto, lo sludge (più dello stoner) è una scelta “filosofica”, spirituale, inutile girarci intorno, o lo si ama o non è proprio il nostro genere, un pò come il gelato al pistacchio; va bene, detto questo accendete il vostro stereo, girate la manopola del volume fin dove sia possibile e sparatevi direttamente questo Weedsconsin nudo e crudo; ve lo diciamo subito, nessuna concessione ad un ascolto compiacente od ad un refrain da classifca, solo sludge in tutta la sua essenza e purezza. Se non si hanno troppe aspettative è sicuramente un bell’album, se poi ne avete (di aspettative) allora avete sbagliato genere perchè è così che deve suonare un album sludge, statico, immobile, pesante (nel senso di magma musicale), riff estremamente lenti con improvvise e brusche accelerate in territori psy-stoner; i 15 minuti e 22 secondi di Earth Bong/Smoke/Mags Bags sono più che eloquenti al riguardo, una prima parte più soft che innescherà una serie di riff rocciosi di scuola Black Sabbath, sezione ritmica devastante ed una voce, quella di Muleboy, non certo la classica “bella” voce ma che ci sta tutta, atmosfere psichedeliche anni 70 nella parte strumentale lasciata ad un lungo solo di chitarra di Spanky, un bel sentire con un cambio di tempo nell’ultima parte che sa di hard-rock di grande scuola. Toni più minacciosi ed opprimenti in Free The Weed, una colata lavica di fuzz e distorsioni, un incedere lento che sembra voler esplodere da un momento all’altro, cosa che farà solo nella seconda parte sospinta dal pulsare di una sezione ritmica di grande effetto; Sundae Driver e Gummies sono due pezzi altrettanto dannati, malsani e putridi proprio come devono essere/suonare, e ci piacciono, soprattutto il primo (cosa che per alcuni potrà sembrare alquanto strana ma è necessario immergersi in questa musica senza preconcetti ed in modo irrazionale lasciandosi guidare solo dalla pancia), c’è ancora il tempo per la “morbida”, almeno inizialmente, Space Rock, 10 minuti di un crescendo ipnotico mentre Muleboy vomita nel microfono tutto il peggio di questo mondo (qualcuno dovrà pur farlo), eppure la classe non manca ed anche una certa delicatezza compositiva e di stile (lasciatevi annebbiare-incantare dalle splendide armonizzazioni finali). Immaginiamo che arrivati a questo punto vi starete già dedicando ad altro (i gusti sono gusti), in caso contrario siete sulla buona strada, quella della perdizione verso una musica che tutto sommato suona sempre uguale a se stessa ma non chiede nulla, prendere o lasciare, allora godetevi questo Weedsconsin per quel che è, nella speranza (ma non abbiamo dubbi) che i Bongzilla continuino ostinatamente a tenere alta la sacra fiamma di uno sludge “semplice”, onesto e suonato con passione, da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).   

Bongzilla-Weedsconsin

by Simone Rossetti

Tranlated by Queen Lady

They are no longer “kids” as they were in the days of Stash, their debut album dating back to 1999, yet Bongzilla in spite of everything and everyone haven’t changed one iota, musically always faithful to their roots, those of the good old stoner-sludge scented with psychedelia and intoxicating marijuana; since 1995, the year in which they formed in Madison (Wisconsin) are change a lot of things in the U.S.A. with the legalization of cannabis, some training rotation, in 2002 the publication of Gateway which was followed in 2005 by the their latest studio album, Amerijuanican, then a long stop from 2009 to 2015, the return on scenes with 3 of the 4 original members from the time of Gateway (Muleboy on bass and vocals, Spanky on guitar and Magma on drums), then a new stop due to virus (or whatever it is) and finally, it’s just these days, the unexpected release of a new album, Weedsconsin, issued by the excellent italian label Heavy Psych Sounds Records; while time passes (also as genres and tastes), keeping up is becoming increasingly difficult especially in a US market/system throws as it is today; question, but is it really that important? No, if you believe it, if you still have it something to say or more simply if you don’t care about the rules that the market imposes e various bullshit. Comparing with the past would not be correct, sludge (more than stoner) is one “philosophical”, spiritual choice, useless to go around it, either you love it or it’s not really our kind, a bit like pistachio ice cream; okay, that said turn on your stereo, turn the knob volume as far as possible and shoot this naked and raw Weedsconsin directly; there let’s say straight away, no concession to complacent listening or classifed refrain, only sludge in all its essence and purity. If you don’t have too many expectations it’s definitely a nice album, then if you have any (expectations) then you are in the wrong genre because that’s the way it should play a sludge album, static, immobile, heavy (in the sense of musical magma), riff extremely slow with sudden and sharp acceleration in psy-stoner territories; 15 minutes and 22 seconds of Earth Bong / Smoke / Mags Bags are more than eloquent in this regard, a first part more soft which will trigger a series of Rocky Black Sabbath school riffs, devastating rhythm section and a voice, that of Muleboy, certainly not the classic “beautiful” voice but that is all there, atmospheres psychedelic 70s in the instrumental part left to a long guitar solo by Spanky, quite a lot feel with a change of tempo in the last part that smacks of high school hard-rock. Tones more threatening and oppressive in Free The Weed, a lava flow of fuzz and distortions, a gait slow that seems to want to explode at any moment, which it will only do in the second part driven by the pulsing of a rhythmic section of great effect; Sundae Driver and Gummies are two just as damned, unhealthy and putrid pieces as they must be / sound, and we like them, especially the first (which may seem somewhat strange to some but it is necessary to dive in this music without preconceptions and in an irrational way letting oneself be guided only by the belly), there is still time for the “soft”, at least initially, Space Rock, 10 minutes of a crescendo hypnotic as Muleboy vomits all the worst in this world into the microphone (someone will have to while doing it), yet the class is not lacking and also a certain compositional and style delicacy (let yourself be clouded-enchanted by the beautiful final harmonizations). Let’s imagine you got to at this point you are already dedicating yourself to something else (tastes are tastes), otherwise you are on the right track road, that of perdition towards a music that, after all, always sounds the same to itself but it asks for nothing, take it or leave it, then enjoy this Weedsconsin for what it is, in the hope (but we have no doubts) that the Bongzilla will stubbornly continue to hold the sacred up high flame of a “simple” sludge, honest and played with passion, by Roots! it is everything and as always good listening (here).

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