Roots! n.293 ottobre 2021 Blind Dreams

Blind Dreams - Cold Morning

Blind Dreams – Cold Morning

by Simone Rossetti

Una domanda che ci poniamo spesso (quando capita ma purtroppo non così raramente) è che senso abbia riproporre oggi una musica appartenuta ad un periodo/contesto storico oramai lontano e che sembra (attenzione a questo sembra) non appartenerci più; una domanda che riguarda qualsiasi genere o stile, pensate al rock psichedelico degli ultimi anni 60 o all’hardcore degli anni 80, al progressive dei 70 o come in questo caso ad atmosfere e sonorità dark-wave, gothic e post-punk tipiche dei primi anni 80; risposta che non troviamo o meglio, ne abbiamo di diverse e tutte più o meno valide, alla fine ciascuno si avvicina ad un certo genere secondo una propria predisposizione “naturale” che può dipendere da tanti fattori “esterni ed interni” e poi parliamoci chiaro, esistono ancora, oggi, le possibilità per creare un qualcosa di “nuovo”? Tutto è possibile ma non crediamo; detto questo ciascuno è libero di esprimersi secondo il genere che preferisce quello che a noi interessa è che sia pur sempre un qualcosa di personale e non un banale copia-incolla fine a se stesso. I Blind Dreams arrivano da San Pietroburgo (già Pietrogrado poi Leningrado) e qui al loro Ep di debutto dal titolo Cold Morning (autoprodotto) che sembra promettere un bel divenire; Vladislav Bordovsky alla voce, Evgeny Denisov alla chitarra e Ivan Khatov al basso, 4 tracce che per approccio ci ricordano altrettanti gruppi storici degli anni 80, Sister Of Mercy, Clan Of Xymox, The Cure e Joy Division ma con un’attitudine sempre molto personale (almeno ci sembra, poi potremmo anche sbagliarci). Album che si apre sulle note di una splendida Dreams Of The Dead, metrica essenziale, scarna, dal ritmo “serrato” ma attraversata da malinconiche armonie disegnate dalle tastiere e dalla chitarra di Denisov (bravo), si prosegue con la cupa e ciclica Cold Morning che per atmosfere ci ricorda i The Cure di Seventeen Seconds o Faith, forse manca di un vero e proprio refrain ma quando parliamo di “personalità” è proprio di questo che si tratta, un fascino oscuro non dettato dalla classica forma canzone; c’è la bellissima The Mirror And It’s Pieces che non si smetterebbe mai di ascoltare, trascinante, severa e con un refrain che questa volta si aprirà libero sulle umane miserie di questo mondo (cioè le nostre), sono i Blind Dreams ma il cuore, va detto, va ai Joy Division (bella anche l’interpretazione vocale di Bordovsky); a chiudere Russian Roulette, non male ma forse troppo appesantita da riff di chitarra più di stampo rock che ci sembrano non legare bene con l’intensità del brano. Questo è quanto e non aspettatevi altro, poi tutto è discutibile ma questo Cold Morning è un Ep che ha una sua “urgenza espressiva” necessaria, album che probabilmente non andrà oltre il solito ambito “di nicchia” degli amanti del genere e che non dirà molto ai più ma molto a pochi, non importa, le basi ci sono, il sound è quello giusto, le possibilità di evolversi “oltre” (speriamo non troppo) anche; ed in attesa di un seguito (magari un Lp così da poterne parlare più approfonditamente) da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Blind Dreams – Cold Morning

by Simone Rossetti

A question we often ask ourselves (when it happens but unfortunately not so rarely) is what sense has to present today a music that belonged to a distant historical period / context and that it seems (pay attention to this it seems) no longer belong to us; a question that concerns any genre or style, think of the psychedelic rock of the late 60s or the hardcore of the 80s, to progressive of the 70s or as in this case to dark-wave, gothic and post-punk atmospheres and sounds typical of the early 80’s; answer that we do not find or rather, we have several and all more or less valid, in the end everyone approaches a certain genre according to his own predisposition “natural” which can depend on many “external and internal” factors and then let’s face it, they exist still, today, the possibilities to create something “new”? Everything is possible but we don’t believe; having said this, everyone is free to express themselves according to the gender they prefer what they do to us what matters is that it is still something personal and not a trivial copy-paste for its own sake same. Blind Dreams come from St. Petersburg (formerly Petrograd then Leningrad) and here to theirs Debut EP titled Cold Morning (self-produced) that looks promising becoming; Vladislav Bordovsky on vocals, Evgeny Denisov on guitar and Ivan Khatov on bass, 4 traces that, by approach, remind us of as many historical groups of the 80s, Sister Of Mercy, Clan Of Xymox, The Cure and Joy Division but with a very personal attitude (at least there it seems, then we could also be wrong). Album that opens on the notes of a splendid Dreams Of The Dead, essential metric, lean, with a “tight” rhythm but crossed by melancholy harmonies drawn by Denisov’s keyboards and guitar (bravo), we continue with the dark and cyclic Cold Morning, which in terms of atmosphere reminds us of The Cure by Seventeen Seconds or Faith, perhaps lacks a real refrain but when we talk about “personality” that’s what it is, a dark charm not dictated by the classic song form; there is the beautiful The Mirror And It’s Pieces that would never stop listening, enthralling, severe and with a refrain that this time will open free on the human miseries of this world (ie ours), they are the Blind Dreams but the heart, it must be said, goes to Joy Division (Bordovsky’s vocal interpretation is also beautiful); to close Russian Roulette, not bad but perhaps too heavy with more rock guitar riffs than us they seem not to tie well with the intensity of the piece. This is it and don’t expect anything else, then everything is questionable but this Cold Morning is an Ep that has its own “expressive urgency” necessary, an album that probably will not go beyond the usual “niche” area of ​​music lovers genre and which will not say much to most but very few, it does not matter, the basics are there, the sound is that right, the possibilities to evolve “beyond” (hopefully not too much) too; and waiting for a sequel (maybe an Lp so we can talk more about it) from Roots! it is everything and as always good listening (here).

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