Roots! n.511 agosto 2022 Bipolion – Polarized

Bipolion - Polarized

Bipolion – Polarized

(2022, autoprodotto)

by Simone Rossetti

Non disprezzate quel fastidioso sassolino nella scarpa perché se c’è non è un caso, vuol dire essersi confrontati con qualcosa, forse non sempre piacevole ma comunque vitale, spesso necessario…..ma con tutto il rispetto resta pur sempre un sassolino del cazzo nella nostra scarpa e del quale prima o poi, piacevole o meno, dovremo liberarcene (senza farci prendere dal panico ma molto serenamente e ben consapevoli che in fondo di quel sassolino ne è valsa la pena). I Bipolion, Francesco Leone (alla voce, chitarra, batteria ed elettroniche) e Leandro Condello al basso, catanzaresi, qui al loro album di debutto (autoprodotto e non si direbbe proprio)….un indie-qualcosa (su questo qualcosa ci ritorneremo) con buone intuizioni ed il giusto approccio…il “problema”, quel sassolino nella scarpa (precisiamo, si tratta solo di un nostro sentire quindi discutibilissimo) è proprio quell’indie-cazzo non solo musicale ma proprio come un’attitudine specchio di questi tempi, tant’è….Polarized suona bene, un electro rock-synth wave dai profumi anni ’80 e ’90, ben suonato, piacevole, mediamente “pop” ma non ruffiano, mediamente orecchiabile (da non leggersi come un difetto) ma che stenta a “mordere”, a lasciare un segno, sembra “accontentarsi” invece di un osare di più….eppure Say con le sue atmosfere notturne è certamente un bel pezzo ma non “infierisce” quanto ci si aspetterebbe (e potrebbe) e lo stesso si potrebbe dire per la successive Again (che ci sarebbe piaciuto ascoltare in un versione semplicemente acustica o spietatamente elettronica, comunque bella) per World Is Mine o per C-Loud, tutti brani dal giusto respiro ma è questa sorta di “limbo-indie” a non convincerci del tutto; c’è la trascinante Stainman (feat. Silvio Giarratana) niente di imprescindibile ma che sembra suonare più “diretta” per concludere infine con la DepecheModeiana Through The Glass (feat. Scuro) dalle buone intuizioni ma che stenta a decollare. Orecchie personali quindi per un album che “di debutto” sembra non avere proprio nulla, ben definito, ben suonato, “compiuto” ma forse troppo prevedibile…eppure “c’è”, quasi e su quel “compiuto” speriamo di sbagliarci, ci auguriamo quel divenire sicuramente più ostico e rischioso che, inutile dirlo, non si può “accontentare” di un quieto indie-vivere…come? Tagliando, smussando, scavando, amplificando ciò che è essenziale e necessariamente doloroso….fin dentro la carne viva. In attesa di un seguito da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).    

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