Roots! n.337 dicembre 2021 Autorock

Autorock - Soundtrack Of Zona Di Esclusione

Autorock – Soundtrack Of Zona Di Esclusione

by Simone Rossetti

Prologo (a nostro modestissimo e quanto inutile sentire):

A qualsiasi genere o sottogenere la si voglia ricondurre la “musica elettronica” necessita di un approccio ed una sensibilità “diverse” rispetto alla musica Rock, non si tratta solo di mettere insieme (cosa già non semplice) delle note ma serve altro; un suono, fine a se stesso, più o meno gradevole, non è sufficiente, deve crearsi un dialogo con chi ascolta, deve trasmettere qualcosa pur uscendo/rifiutando la classica forma canzone, deve osare a prescindere da “un piacere”, deve avere quella consapevolezza ed urgenza espressiva che porta a spingersi “altrove”. Che si chiami Arte?.

Epilogo (sempre a nostro modestissimo e quanto inutile sentire):

Dalle ceneri dei Cumbre Mirko Galli (synth and machines) e Niki Gresteri (gtr/bass + machines and rhythm-box) daranno vita ad un nuovo progetto (e percorso musicale) che prenderà il nome di Autorock ed a questo loro “album” di debutto, Soundtrack Of Zona Di Esclusione (aprile 2021, Nightrain Records); più che di album dovremmo parlare di concept album o come ci ricorda lo stesso titolo di una colonna sonora (è nato infatti per una serie di podcast andati in onda su Radio Rust Station); 6 tracce strumentali ispirate al/dal disastro nucleare di Chernobyl e Prypiat, perchè, come ci ricordano loro stessi, “c’è sempre un prima e un dopo”. Ed è proprio ascoltando quest’album (si, visto la sua scorrevolezza ed i suo insieme consideratelo a tutti gli effetti un album od un Ep) che ci siamo resi conto della necessità di inserire quel prologo iniziale; una musica ostica che si muove fra atmosfere krautrock, post-punk, elettronica-noise-sperimentale, non semplice ma che (poi si tratta pur sempre di considerazioni personali che lasciano il tempo che trovano) questi ragazzi riescono a “gestire” con una sensibilità compositiva mai fine a se stessa ma che “racconta” e badate che non è cosa scontata soprattutto in questo “genere”; altra considerazione, forse un limite ma trattandosi di “soundtrack” ci sta, la mancanza di una voce (umana) che avrebbe dato ancora più spessore/interazione a queste tracce (cosa che forse avverrà in futuro, forse no, non lo sappiamo). Sensibilità, il saper plasmare suoni electro-noise per strapparci/intagliarci una melodia, seppur fragile ma delicata, umana, cosa nella quale Mirko e Niki riescono come nella bellissima traccia iniziale A Plastic-Toy Spring, ritmica scarnificata fino all’osso, un incedere cupo e di presagio imminente ma dove fiorirà (o sfiorirà) un malinconico accompagnamento che non sappiamo se appartenere ad un prima, ad un presente o forse ad un dopo, c’è e tanto basta; Zona Di Esclusione è un ipnotico viaggio che dilania, ritmica marziale, monocromatica, eppure quel suono di “sirena”, metallico, statico, ammalia ed affascina; Children’s Farm è “solo” un battito ciclico su un tappeto di synth al quale seguirà Forgive Me, post-punk fin nel midollo, bella, lontana, tristissima, solo il pulsare del basso ed eterei fraseggi di chitarra su tutto (i Cure di Pornography), tanto di cappello. C’è Birds un carillon perso nel tempo e nello spazio che sembra girare stancamente a vuoto ed infine a chiudere Collapse, bel giro di basso, voci sintetiche in loop, un conto alla rovescia che sembra non aver fine, algoritmi, quello che resta ( quello che siamo?), fermi, non è ancora finita, una seconda parte lascerà spazio ad uno splendido sentire di PinkFloydiana memoria, quell’elevarsi oltre a tutte le nostre bruttezze quotidiane, forse una preghiera, forse quell’ineluttabile oblio che da sempre ci appartiene, solo pochi minuti ma di una intensità tale che non vi lascerà scampo. Sia ben chiaro, qui su Roots! non dobbiamo compiacere nessuno, questo lavoro è solo un primo “passaggio”, non è un album ed ha tutti i “limiti” che può avere un prodotto (parola orrenda e che questo lavoro non merita) di questo tipo motivo per il quale aspettiamo questi ragazzi al varco, cioè ad un primo vero e proprio album, ma la qualità c’è, il giusto approccio anche, poi vedremo. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).  

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