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Roots! n.155 aprile 2021

Augustine-Proserpine

Autore: Augustine

Titolo: Proserpine

Tracks: 1. Tower Stones – 2. Pomegranate – 3. Response Of The Oracle – 4. Fanny, They Killed Me – 5. Pagan – 6. The Dark Place – 7. Moments Of Pleasure And Joy – 8. How to Cut Your Veins Correctly9. Good News – 10. Adonis – 11. Anemones – 12. Deep, So Deep – 13. My Love Speaks Flowers

Anno: 2021

Genere: Ambient, Folk, Elettronica, Dark-wave, Acoustic

Città: Sondrio, Perugia

Componenti: Sara Baggini (voce, chitarra, basso, synth, percussioni, drum machine, Rhodes), Fabio Ripanucci (chitarra in Funny, They Killed Me e Moments Of Plesure and Joy), Niccolò Franchi (rullante in Pagan e batteria in Moments Of Plesure And Joy, How To Cut Your Veins e Adonis), Francesco Federici (tom in Pomegranate), Daniele Rotella (basso in Tower Stones e percussioni in Pomegranate), Massimo Margaritelli (basso in Fanny, They Killed Me e Moments Of Pleasure And Joy)

Etichetta: I Dischi Del Minollo

Formato: digitale, CD

Sito web: https://www.facebook.com/Augustine.it

Augustine-Proserpine

by Simone Rossetti

Titolo impegnativo per un album che non è solo ascolto ma richiede di varcare quella soglia che “metaforicamente” separa il mondo dei vivi da quello dei morti, l’Ade nella mitologia greca; un passo necessario per avvicinarsi a questo Proserpine e lasciarsi ammaliare da tutta la sua malinconia e tristezza; Proserpina, rapita da Plutone per essere portata nel regno dell’Ade e qui condannata, dopo aver mangiato dei chicchi di melograno, a vagarvi in eterno per sei mesi all’anno (autunno ed inverno) mentre per i restanti sei (primavera ed estate) gli verrà concesso il permesso di passarli con la madre, Cerere (divinità della terra e della maternità), nel mondo dei vivi. Questo in breve e nel nostro piccolo, in realtà la storia è ovviamente più complessa. Esiste un dipinto risalente al 1874 del pittore e poeta inglese Dante Gabriel Rossetti che ritrae il volto e lo sguardo di Proserpine (fate caso alle similitudini con la cover-art di questo album); quasi corrucciato esso trasmette un senso di profonda amarezza, nostalgia ed inquietudine insieme, bello ma a suo modo anche disturbante, se ve ne parliamo è perchè c’è qualcosa che lega questi colori e lineamenti a questa musica, qualcosa che non è né visivo né uditivo. Album uscito per la piccola ma professionale etichetta indipendente italiana I Dischi Del Minollo in questo aprile del 2021, un mese ed un anno (ormai il secondo) nel quale stentiamo a riconoscerci e ad intravederne una fine, e ci vuole coraggio per affrontare un percorso musicale non certo “semplice” né banalmente radiofonico come questo Proserpine, coraggio che a Sara Baggini (in arte Augustine) sembra non mancare e per quanto possa essere un percorso sofferto, intimo, non facilmente accessibile è sicuramente personale ed ha un suo spessore che non vi lascerà indifferenti. Prima parliamo di musica (la sua musica) che in questo suo ultimo lavoro (terzo a seguire l’esordio nel 2010 con One Thin Line e Grief And Desire del 2018) si muove su territori ambient-folk elettro acustici che rimandano a sonorità e paesaggi nordici cari a Björk, Enya, Sinead O’Connor, Siouxsie Sioux, poi c’è la sua voce, eterea, algida, quasi distaccata ma che riesce a librarsi su vette altissime e forse è per questo che ci sembra così distante, ammantata di quel fascino misterioso che riesce ad elevarsi oltre le nostre umane miserie. 13 brani non sono pochi in termini “di tenuta” ma Augustine ci riesce bene seppur con variazioni minime e nessuna concessione a facili soluzioni; sapete bene che qui su Roots! parliamo di musica a prescindere da stili, generi, etichette e gusti personali (compreso i nostri) purchè sia musica “fatta bene” e questa lo è. Niente lista della spesa ma ci lasceremo guidare dalla stessa Augustine e non potremmo (e nemmeno sapremmo) fare diversamente; The Dark Place è quel mondo che vi si presenterà davanti una volta varcata quella soglia, quello sguardo di triste abbandono che si cela dietro il volto di Proserpina nel dipinto di Dante Gabriel Rossetti, sonorità principalmente acustiche perse in un tempo e in uno spazio indefinito ma estremamente lucide, definite, l’uso di elettronica (presente in quasi tutte le tracce) ha un ruolo più di “accompagnamento” comunque sempre con una certa discrezione che non disturba, anzi, trova un suo giusto equilibrio con le sonorità più acustiche. Deep, So Deep è di una straziante e malinconica bellezza, se volete perdervi (abbandonare la strada maestra) questo è il brano giusto per farlo, poco più di 4 minuti e 32 secondi che vi sembreranno nient’altro che una manciata di interminabili secondi, lontani e senza possibilità di ritorno; tranquilli, ad ogni angolo troverete sempre quella luce che vi guiderà con mano sicura fuori dall’oscurità e le sue ombre come nelle note acustiche della splendida ed eterea Good News con la voce di Sara che vi incanterà come una musa d’altri tempi, in tutta la sua semplicità evocativa un bel sentire, così come nella più scura e fragile Response Of The Oracle in un gioco di voce e cori che lentamente come impalpabile nebbia salirà ad avvolgere le vostre anime. Fermi un attimo, noi ci fermiamo qui, una recensione per quanto ben fatta non potrà mai sostituitrsi ad un ascolto, scoprire il resto spetterà, come è giusto che sia, solo a voi; vi starete chiedendo, ma allora questo Proserpine è un capolavoro? No (e già la parola capolavoro non vuol dire nulla), è un bell’album al quale non sarebbe giusto chiedere di più (il di più appartiene ad altre situazioni ma non a questa), è un album ottimamente suonato e registrato, particolarmente “sentito” dal primo all’ultimo brano e suona onesto (cosa che non abbiamo detto ma Sara non cerca mai di strafare o di “fare colpo”, questo si chiama rispetto per la propria arte); Augustine ne farà di “strada” perchè ne ha tutta la stoffa e le potenzialità (anche molto appetibili, per capirsi, per il mercato usa e getta), da parte nostra possiamo solo augurarci che resti se stessa e continui ad esplorare quei territori dell’animo umano che anche se ci appartengono non siamo in grado di riconoscere se non nel loro/nostro stesso dolore. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).   

    

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