Roots! n.349 dicembre 2021 Atomic Papas

Atomic Papas - Zombie Dog

Atomic Papas – Zombie Dog

by Simone Rossetti

Che dire, aspettiamo con curiosità un seguito, per il resto non fatevi troppe paranoie e gustatevelo per quel che è.” (cit. Roots! n.120 marzo 2021, The Invisible Man Lp)

Il semplice godere della musica passa anche da “piccoli” album come questo e se qualcuno si stesse chiedendo che cosa sia mai quel “semplice godere della musica” ve lo diciamo noi, è il “semplice godere della musica”, il resto sono chiacchiere, solo una piccola aggiunta, è quell’ascolto spensierato ma non passivo, in breve, ascoltare un album dei Joy Division, degli Slayer o dei Genesis non sarà propriamente la stessa cosa, entreranno in gioco altri fattori, di approccio, di un “sentire” personale, un particolare stato d’animo, semplice “attitudine” ma nel caso, si può ancora parlare di “ascolto spensierato”? E’ solo una domanda alla quale non pretendiamo di avere risposte. Dei toscani Atomic Papas ne avevamo già parlato a suo tempo qui riguardo al loro precedente album The Invisible Man, sembra ieri invece è già oggi e questo nuovo ultimo lavoro non ci lascia scampo (nel senso di un ineluttabile scorrere del tempo del quale avevamo perso la percezione); la cosa che ci rassicura è che la sacra fiamma continua a bruciare più vivida che mai, quella del rockabilly, del rock’n’roll, del doo-wop, del rhythm and blues, della country music, il tutto in una rilettura che sa di “vecchio” (non vintage) ed affascinante proprio per quel suo “semplice goderne”. Nicola Guidi alla chitarra e voce, Lorenzo Frangini al contrabbasso e basso e Francesco Giomi alla batteria più special guest di tutto rispetto (Kelly O’Donohue alle trombe e ai tromboni, Leonie Freudenberger ai sax baritoni e tenori, John Lee Sanders al piano, Artis Locmelis al sax tenore, Dan Hochhalter al fiddle solo per citarne alcuni), album pubblicato dalla Dan Jack Distro Label sul finire di un 2021 che sembra non trovare alcun riscontro con questa musica, invece no ed il bello è proprio questo. 10 pezzi fra i quali 3 cover che tanto di cappello, Runaround Sue (successone datato 1961 a firma Dion DiMucci ed Ernie Maresca), Devil In Disguise portata al successo nel 1963 da Elvis Presley e l’immensa (ma siamo di parte) The KKK Took My Baby Away dei Ramones (dal loro album del 1981 Pleasant Dreams), riletture in un più “moderno” doo-wop/rockabilly che sembrano dare nuova vita (se mai fosse possibile) agli originali, va bene, niente di miracoloso ma gli Atomic Papas si “divertono” così e noi insieme a loro; fra i pezzi originali che preferiamo c’è la bellissima ed oscura ballata country folk di The Man Of The Innocents, quasi commovente nel rimandarci con la memoria ad un altro grande del country, “l’uomo in nero”, Jonnhy Cash; Zombie Dog è uno sferragliante e demoniaco rockabilly venato di sporco blues, davvero bravi mentre si respirano atmosfere anni ’50 in Grease Up On The Wheels con tanto di piano e l’incendiario sax di Artis Locmelis, c’è il blues elettrico di Please Don’t Go ed il corposo e trascinante swing della iniziale There Must Be A Mistake; per tagliare corto questo Zombie Dog è proprio come quel cagnolino dell’artwork intento a rosicchiare famelicamente un osso/sound sicuramente già abbondantemente “spolpato” ma che ha ancora qualcosa da dare/darci proprio per quel semplice, spensierato e naturale “godere” che noi “umani” spesso tendiamo a dimenticare e gli Atomic Papas sono qui a ricordarcelo e lo fanno nel migliore dei modi. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).      

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