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Roots! n.120 marzo 2021

Atomic Papas-The Invisible Man

Autore: Atomic Papas

Titolo: The Invisible Man

Anno: 2020

Genere: Rockabilly, Country, Tex-Mex

Città:  Toscana

 

Componenti: Nicola Guidi (chitarra, voce), Lorenzo Frangini (Contrabbasso, basso), Francesco Giomi (batteria)

Etichetta: Hellbones Records

Formato: Vinile, CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/atomicpapas/

Atomic Papas-The Invisible Man

by Simone Rossetti

Vi starete chiedendo ma chi ce lo faccia fare, giustissimo, è la stessa cosa che ci chiediamo anche noi tutti i giorni; no no, fermi un attimo, non stiamo parlando del “recensire” in sé (cosa sempre piacevole ed interessante) ma di come approcciarsi ad una musica che a prescindere da qualsiasi genere o stile, più o meno “moderna”, più o meno legata ad un nostalgico passato è comunque (che si parli di questa, di metal, di hardcore o di jazz nulla cambia) profondamente derivativa; niente da fare, non c’è soluzione o meglio, ce n’è solo una, basta godere di questa musica per quel che è, derivativa o meno, a prescindere dai gusti personali e da un presente che non promette niente di buono. The Invisible Man, film-cult del 1933 di James Whale (e tratto dall’omonimo romanzo di H.G.Wells) ma anche titolo per questo Ep di debutto degli Atomic Papas (distrubuito dalla Hellbones Records, febbraio 2020), trio toscano formatosi nel 2018 e dedito al sacro fuoco di un Rockabilly (ma non solo) che affonda le proprie radici nei più classici e “favolosi” (almeno musicalmente lo erano) anni 50. Perchè recensire un album come questo (musica “vecchia”, anacronistica e della quale probabilmente può fregare meno di zero), semplice, perchè siete su Roots!, perchè è suonata ottimamente, perchè è un bel sentire, perchè ha una sua storia e perchè siamo curiosi di conoscere un suo seguito (se mai ci sarà ma speriamo di si), basta e avanza. E si parte subito con il classico ed infuocato rockabilly di scuola anni 50 (ma che non può non ricordare, almeno ai meno giovani, gli Stray Cats) di The Invisible Man, ritmica secca e swingata, chitarre riverberate, sonorità belle grasse e pastose che vi trascineranno direttamente in quel profondo sud degli Stati Uniti fatto non solo di blues ma anche di vecchio bluegrass, boogie woogie e country, a seguire You Got To Loosen un rock’n’roll in pieno stile anni 50 con annessi coretti doo-wop, un pezzo luccicante almeno quanto le carrozzerie cromate di quei macchinoni americani (solitamente Cadillac) che si possono ancora vedere in qualche film ambientato negli anni 50/60 (o per farla più semplice rispolveratevi una qualsiasi puntata di Happy Days), niente male anche la voce di Nicola Guidi, naturale per lo “stile” e non inutilmente forzata, in più metteteci anche una bella sezione fiati con un ruvido solo di sax molto rhythm and blues, un pezzo che invita a ballare e ad uscire di casa “spensieratamente e pieni di ottimismo” (vedete cosa succede? Per un attimo ci siamo dimenticati di questi tempi bui causa virus e stupidità varie); e non poteva mancare il più classico country billy di Home, un bell’esercizio di stile e tecnica che profuma di whisky, fiere di cavalli e cowboys armati solo di chitarra; a chiudere questo Ep i  ritmi sostenuti della più sensuale Red Hot Signorina, un Tex-Mex che sa di murder ballad con un bel refrain denso di misterioso fascino ed una sezione fiati tirata a lucido di inquietante bellezza. Che dire, aspettiamo con curiosità un seguito, per il resto non fatevi troppe paranoie e gustatevelo per quel che è, ottima musica suonata con passione e dedizione, cercarci altro sarebbe sbagliato (ma di questi tempi anche il semplice e genuino godere è già “altro”); detto questo è venuto anche il momento di riporre la nostra Cadillac in garage, da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

 

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