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Roots! n.75 gennaio 2021

Archie Shepp-A Touch Of The Blues

Archie Shepp (Featuring Joe Lee Wilson)-A Touch Of The Blues

by Simone Rossetti

Archie Shepp è stato, e lo è ancora, un grande compositore e sassofonista jazz, forse non così “innovativo” per tecnica dello strumento ma a livello compositivo uno che si è sempre spinto oltre le varie etichette di stile (propriamente jazz e non), sempre alla ricerca di quella “via maestra” che ri-conduceva alle culture e tradizioni del continente africano; dotato di una classe infinita e di una “voce” riconoscibilissima, profonda, calda, nella più classica tradizione jazz ma al tempo stesso ruvida, sporca, molto blues e che all’occasione sapeva (e sa) farsi anche estremamente dura. Ha iniziato la sua carriera nei primi anni 60 collaborando con quelli che erano considerati i più innovativi compositori dell’epoca, Cecil Taylor e John Coltrane ma dai quali si distaccherà (anche compositivamente) per approfondire la cultura musicale africana (ed una nuova consapevolezza “nera”. Nel 1977 (anno di pubblicazione di questo A Touch Of The Blues), il jazz, così come il rock, erano attraversati da profondi cambiamenti, c’era il desiderio di sperimentare, il jazz si era già allontanato dal periodo “free” per spostarsi su sonorità più elettriche che meglio si prestavano al funky, alla fusion ed allo stesso rock; Archie Shepp con questo lavoro fa un passo indietro e torna a suonare un jazz intriso di blues con una formazione limitata alla batteria di Clifford Jarvis, al basso di Cameron Brown, al piano di Siegfried Kessler e alla superba voce di Joe Lee Wilson (che ai più non dirà nulla ma noi di Roots! siamo qui anche per questo). Lontanissimo da quello che è un pò considerato il suo capolavoro, quel Fire Music del 1965 più impegnato “politicamente” ed emotivamente, qui il suono è volutamente scarno, molto “blues”, niente arricchimenti o abbellimenti vari; non aspettatevi qualcosa di estremamente complesso, i brani suonano tutti abbastanza “convenzionali” se non fosse che al sax (ed al flauto) di Archie Shepp si aggiungerà la voce di Wilson, ed è da questa interazione-scambio che prenderà forma A Touch Of The Blues, un album dal fascino molto particolare; siete dubbiosi? Allora ascoltatevi Touch You, Feel You (brano firmato da Shepp) al quale Wilson regala una potenza vocale e interpretativa semplicemente immensa, così come nella bellissima Soft As Rain (altro brano originale di Shepp), una voce profondamente “nera”, dotata di un’estensione e di sfumature che sanno come arrivare all’anima; c’è Nice And Easy (Such A Lovely Lady) dello stesso Wilson, una voce “spiritual” prestata al jazz o la più classica What Would It Be Without You (di Calvin Massey), un gran bel sentire, da brivido. Ovviamente se non conoscete il sax di Archie Shepp qui lo si può ascoltare al suo meglio, rilassato, lontano da sperimentalismi vari, in una dimensione più “naturale” e sommessa; un particolare, gli altri componenti del gruppo saranno relegati più che altro ad un ruolo di semplice ma valido accompagnamento, è un peccato ma considerando il “climax”, molto intimo e con poco o nessun spazio lasciato all’improvvisazione ci può anche stare e comunque non se ne sente la mancanza. Se questo album è qui su Roots! un motivo c’è e non è un caso, può piacere o meno, come tutte le cose, ma è interessante, è “diverso” e merita di essere ascoltato, riscoperto, conosciuto ed in questo caso apprezzato; non sappiamo quale accoglienza abbia ricevuto dalla critica di quegli anni né quale riscontro di pubblico, è indubbiamente un “figlio di un dio minore” (niente di nuovo nel jazz) ma non importa, ci piace anche e soprattutto per questo.

   

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