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Roots! n.139 marzo 2021

Aquerell-Amalia

Autore: Aquerell

Titolo: Amalia (Ep)

Tracks: 1. Crimissa – 2. Amalia – 3. Distacco – 4. Sett’oro – 5. Verde – 6. Side-real 

Anno: 2021

Genere: Folk, Acoustic, Musica d’autore, Indie-rock

Città: Calabria       

Componenti: Aquerell, Carlo Scali (ritmiche, elettroniche, mix e mastering)

Etichetta: Autoprodotto

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/Aquerelluca/

Aquerell-Amalia 

by Simone Rossetti

Questo piccolo album ci è stato segnalato dallo stesso Luca (in arte Aquerell), cosa non rara ma piuttosto insolita dal momento che più spesso sono le varie agenzie di promozione o etichette discografiche ad inviarci il materiale, e diciamolo, ci fa piacere quando è l’artista a mettersi in gioco in prima persona ed a proporre la sua musica ben sapendo che il mondo “la fuori” potrebbe non riconoscersi o “non capire”, nella migliore delle ipotesi non apprezzare (ma si sa, i gusti sono gusti). Luca e la sua musica andranno lontano, il dove ed il quanto non lo sappiamo ma siamo sicuri che troveranno quella dimensione a loro più consona e naturale. Amalia, Ep di debutto,  autoprodotto, composto e suonato quasi interamente dallo stesso Luca (Carlo Scali alle ritmiche ed elettronica) e pubblicato in questo iniziale (ed ancora pessimo) 2021; no, non stiamo parlando di un capolavoro (cosa della quale non ce ne potrebbe fregare di meno) ma di 6 piccole tracce che seppur con alcuni limiti suonano oneste, sincere e svelano una sensibilità ed un approccio alla musica molto intimo e delicato, quando i suoni aspettano di farsi colori e solo allora si mostrano. Il rischio (il coraggio) ci piace, il rischio di chi fa della propria musica una forma d’arte personale ed il rischio nel “recensirla”, il che vuol dire, almeno per noi, andare oltre una sterile recensione. Limiti, uno in particolare, il respiro di queste composizioni, notevole ma inevitabilmente soggetto “al singolo”, scelta artistica e personale non discutibile ma il confronto e lo scambio sono quel qualcosa in più che vanno ad arricchire un percorso ed una visione “d’insieme”, non importa, è un divenire che col tempo troverà il suo svolgersi; Amalia è il brano che da il titolo a questo lavoro ma prima di parlarne ci soffermiamo un attimo sulla bella cover dell’album (di Pierdomenico Sirianni), nelle carte napoletane è un sette di denari, strana scelta (forse), misteriosa, carta benevola associata sia all’amore che ad un momento di crescita interiore, detto questo qui su Roots! non crediamo alle carte e badiamo (come si dice dalle nostre parti) “ a’i lesso”, cioè alla musica e questo Amalia è veramente un bel brano, strumentale così come lo è quasi l’intero album; la chitarra acustica ed il suo suono (e ritmo) sono lo strumento armonico-melodico portante al quale si uniscono leggeri inserti elettronici a fare da sfondo ma che non disturbano, trasportato da una bellissima melodia “in punta di piedi” che più che cercare di “apparire” e di fare colpo lascia alle note il loro tempo ed il loro spazio per volteggiare liberamente nell’aria senza curarsi della nostra presenza, ed altrettanto bella è Verde, dall’incedere malinconico ed a tratti drammatico, un misto fra bossa-nova brasiliana ed un tango argentino, un sentire che ipnotizza per ricchezza di armonie e di intensità. Side-real ha dalla sua una bellissima introduzione acustica che si muove all’interno di sonorità elettroniche più sperimentali, è un brano di grande spazialità e buone intuizioni ma l’uso di una drum-sinth, forse apparentemente slegata dal contesto, non ci convince del tutto; piccola ma di immenso respiro è la breve Sett’oro, nemmeno due muniti di durata ma che lasciano intuire l’approccio originale con cui Aquerell si avvicina alla musica. Ma restano ancora due brani ai quali fare accenno, Crimissa è quello che apre l’album, anche questo strumentale e strutturalmente più complesso dei precedenti, principalmente acustico ma leggermente dissonante e da un andamento un pò “sbilenco” (quasi psichedelico), non di facile presa ma interessante ed infine l’unica traccia con un testo (molto bello) cantato dallo stesso Luca, il brano più vicino ad un classico cantautorato italiano, Distacco, sebbene non sia assolutamente il genere che preferiamo bisogna ammetterlo, è davvero un bel brano, c’è classe ed originalità compositiva, almeno non è il solito pezzo di indie-rock italiano radio-banale e scontato, forse lo avremmo preferito più al naturale, semplicemente voce e chitarra, senza l’uso di effettistica varia (anche se non va ad appesantire il brano) ma a parte questa considerazione “di gusto personale” molti di voi (come noi) ne resteranno affascinati. Questo è quanto ed è tutto; Luca ha una bella voce e siamo certi che in futuro diventerà anch’essa strumento al pari della chitarra ed è giusto che sia così, la scrittura e la sensibilità non gli mancano, serve solo quell’omogeneità d’insieme in più che “sfrutti” al meglio tutte queste caratteristiche (sperando) senza svenderle al migliore offernte, cosa non facile quando gli ingredienti sono questi, ad ogni modo vedremo, per il momento accontentatevi di questo primo assaggio, in splendido ed intrigante divenire. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto. (qui)    

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