Roots! n.390 marzo 2022 Akira Sakata / Takeo Moriyama – Mitochondria

Akira Sakata / Takeo Moriyama - Mitochondria

Akira Sakata / Takeo Moriyama – Mitochondria

(2022, Trost Records)

by Tommaso Salvini

Akira Sakata – saxophone

Takeo Moriyama – drums

PROLOGO:

Ci sono dischi che son cascate di suoni, esondazioni vere e proprie di note, intuizioni, spunti, rimandi…questo disco è uno di quelli. Mettermi a dare una descrizione tecnica, quindi, sarebbe uno scrivere cavilloso, forse anche noioso, poiché tanto sarebbe lunga la lista di puntigliose note, nomi e titoli che dovrei fornirvi. Ho quindi deciso di procedere per suggestioni e, tramite queste, scrivere un racconto/soggetto atto a comunicare, con voi che leggerete, per sentimenti più che per dati tecnici. Credo che questo disco lo meriti e spero, vivamente, che voi apprezziate.

Scena 1. (Archezoa)

Un sax solitario descrive, in un solo, paesaggi intimi ma distrutti, densi di fumo di sigaretta ma frantumati. Un film noir in bianco e nero con Buster Keaton come protagonista: atmosfera post omicidio, l’efferatezza del gesto si ricompone nella mente del detective: indagine, raccolta di prove, una porta si apre nella mente dell’omicida: il detective scruta, prende appunti e scopre solo che non c’è un perché. Il detective-e qui attacca la batteria, forsennata, indaffarata a rincorrere un sax che finalmente esplode in irrefrenabili schizofrenie si getta in una danza isterica, epilettica, senza senso…Il fantasma di Ornette Coleman si affaccia sulla scena: “ l’unica vittima qui è la tua percezione del reale”.

Scena 2. (Mitochondria)

Il film, come in Tarkovskij, diventa a colori…sfumati, a confondere i contorni di ogni cosa…Il detective insegue il fantasma di Coleman lungo binari morti, la cinepresa volteggia e si capovolge, compie giri concentrici. Un senso di vertigine e di nausea. Coleman deride il detective durante la corsa; il detective si sta chiedendo se sta rincorrendo il fantasma di Coleman o solo se stesso. Paesaggi di cartone di impossibili geometrie come sfondo: irrompe sulla scena Max Roach, percussioni jazz ai limiti dell’industriale. Roach e Coleman scompaiono all’improvviso. Il detective interrompe la corsa e si accascia. Ora è in una stanza buia.

Scena 3. (Hachi)

Il detective è in ginocchio, mugugna come un essere primitivo. All’improvviso si ricorda del taccuino degli appunti utilizzato per la scena dell’omicidio. Il terrore si stampa sul suo volto. La telecamera inquadra le pagine del taccuino: ha scritto in un’idioma illeggibile, anche a lui stesso totalmente incomprensibile. Prova a rileggere: da sinistra verso destra, poi da destra verso sinistra, dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto. Finalmente in obliquo: rivede la scena dell’omicidio, i binari morti, i fantasmi di due famosi jazzisti; vede se stesso in una stanza buia. Apre bocca e parla in una lingua obliqua.

Scena 4. (Tsui-Oku)

La sua voce sembra un sax. La sua voce è un sax. In atteggiamento teatrale (braccia e mani protese verso un pubblico che non c’è) guarda dritto nell’occhio della cinepresa: un monologo struggente, drammatico, batte il tempo fuori tempo rispetto ad ogni non-parola che (non) pronuncia. Scoppia in lacrime. Scoppia e basta. Risate preregistrate, come in una sitcom.

Scena 5. (Satsuki)

Di nuovo scena del delitto: il detective giace in mille pezzi, esploso. Sangue, arti sparsi, parole oblique. Un gruppo di cannibali occupa la scena. Una danza pagana scoordinata, puro percussionismo che incita alla lotta senza strategia: solo sangue, arti sparsi, parole oblique. I cannibali si avventano sui resti del detective il quale, dal banchetto, risorge.

Scena 6. (Ghosts)

Il detective si lancia in una serie di inciampi, cadute, camminate strambe. Il suo volto rimane impassibile. I cannibali lo guardano battendo un ritmo improbabile con le mani. Il detective li guarda impassibile. Dalla tasca fa finta di estrarre una pistola. Con la mano mima la forma di una pistola e fa fuoco verso i cannibali. Le loro teste esplodono. Il detective si porta una mano alla bocca in atteggiamento frivolo, “Ops!”.

Scena 7. (Chiasma)

Il detective ora è per strada: frastuono, molto frastuono; troppo frastuono anche per un’ora di punta. Macchine si scontrano con pullman che si scontrano con camion cisterna, liquidi fluorescenti che si riversano al suolo dando vita a nuove epidemie. Eruzioni cutanee color porpora sulla pelle dei passanti. Il detective si accende una sigaretta ed entra in un distretto di polizia che sembra più una casa di cura. Un solo di batteria accompagna il suo ingresso tra pareti bianche ingiallite dal tempo e dall’incuria. Guadagna l’ingresso di un ufficio dove, ad attenderlo, ci sono due dei suoi superiori che, stranamente, somigliano molto ai fantasmi di Coleman e Roach.

Scena 8. (Dance)

Il detective racconta in lingua obliqua il suo resoconto dei fatti ai due superiori, accompagnando il tutto con gesti sbilenchi e scoordinati. I due superiori lo capiscono perfettamente, o almeno così sembra. Si lascia prendere dal racconto e ribalta la scrivania, i mobili, l’attaccapanni. Ha un attacco epilettico. Schiuma dalla bocca, occhi ribaltati. Continua comunque il racconto in lingua obliqua mentre i due superiori, perfettamente composti e per niente impressionati dal comportamento del sottoposto, continuano ad ascoltarlo. Il racconto termina, il detective si ricompone. I due superiori si guardano, borbottano qualcosa fra loro. Quello che somiglia a Roach guarda il detective e in sol fiato gli annuncia “Lei è licenziato!”.

Scena 9. (Wann Kann Ich Sie Wiedersehen)

Seduto al tavolino di un bistrò, l’oramai ex detective scrive le sue memorie in lingua obliqua sulla tovaglia. Ogni tanto sospende il lavoro per sorseggiare da un bicchiere un liquido tra il verdognolo ed il bluastro. Il cielo è viola: funghi atomici sbucano all’orizzonte mentre comitive di turisti immortalano l’evento con Polaroid anni ’80. L’atmosfera generale è rilassata. Colpi di batteria sincopata increspano la pellicola del film che adesso sembra quasi bruciare. Buio. Rumore di barattoli che cadono giù dalle scale. Passi, passi su scale infinite. Primo piano sull’oramai ex detective: la sua mano, puntata alla tempia, mima una pistola. Si spara per finta, la sua testa esplode davvero. Scorre sullo schermo lo scritto “quando potrò rivederla ancora?”.

Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Akira Sakata / Takeo Moriyama – Mitochondria

(2022, Trost Records)

by Tommaso Salvini

translated by Queen Lady

Akira Sakata – saxophone

Takeo Moriyama – drums

Prologue:

There are records that are cascades of sounds, veritable overflows of notes, intuitions, ideas, references…this record is one of them. Putting myself in order to give you a technical description, therefore, would be a quirky, perhaps even boring, writing, since the list of meticulous notes, names and titles that I should give you would be so long. I therefore decided to proceed by suggestions and, through these, to write a story / subject capable of communicating, with you who will read, for feelings rather than for technical datas. I think this album deserves it and I sincerely hope that you will appreciate it.

Scena 1. (Archezoa)

A solitary sax describes, in a solo, intimate but destroyed landscapes, dense with cigarette smoke but shattered. A black and white film noir with Buster Keaton as the protagonist: post atmosphere murder, the brutality of the gesture is recomposed in the mind of the detective: investigation, collection of evidence, a door opens in the murderer’s mind: the detective scrutinizes, takes notes and only discovers that not there is a why. The detective-e here attacks the drums, frenzied, busy chasing a sax finally bursts into unstoppable schizophrenia – throws himself into a hysterical, epileptic dance, without sense … The ghost of Ornette Coleman enters the scene: “the only victim here is yours perception of reality”.

Scena 2. (Mitochondria)

The film, as in Tarkovsky, becomes in color … blurred, to blur the contours of everything…detective chases Coleman’s ghost along dead tracks, the camera spins and flips, makes concentric turns. A sense of dizziness and nausea. Coleman mocks the detective during the race; the detective is wondering if he’s chasing Coleman’s ghost or just himself. Cardboard landscapes of impossible geometries as a background: Max Roach bursts on the scene, jazz percussion at the limits of the industrial. Roach and Coleman suddenly disappear. The detective stops running and collapses. Now he’s in a dark room.

Scena 3. (Hachi)

The detective is on his knees, moaning like a primitive being. Suddenly he remembers the notebook used for the murder scene. Terror is imprinted on his face. There camera frames the pages of the notebook: he wrote in an illegible language, even to himself totally incomprehensible. Try to re-read: from left to right, then from right to left, from top to bottom and from bottom to top. Finally oblique: he reviews the murder scene, the dead tracks, the ghosts of two famous jazzmen; sees himself in a dark room. He opens his mouth and speaks in an oblique language.

Scene 4. (Tsui-Oku)

His voice sounds like a sax. His voice is a sax. In a theatrical attitude (arms and hands outstretched towards an audience that is not there) looks straight into the eye of the camera: a poignant monologue, dramatic, it beats time out of time with respect to any non-word it (does) utter. Bursts in tears. It just bursts out. Pre-recorded laughter, like in a sitcom.

Scene 5. (Satsuki)

Crime scene again: the detective lies in a thousand pieces, exploded. Blood, limbs scattered, words oblique. A group of cannibals occupy the scene. An uncoordinated, pure pagan dance percussionism that incites to struggle without strategy: only blood, scattered limbs, oblique words. The cannibals pounce on the remains of the detective who, from the banquet, rises again.

Scene 6. (Ghosts)

The detective launches into a series of stumbles, falls, weird walks. His face remains impassive. The cannibals watch him beating an unlikely rhythm with their hands. The detective there looks impassive. From his pocket he pretends to take out a gun. With his hand he mimics the shape of a pistol and fires at the cannibals. Their heads explode. The detective reaches out to the mouth in a frivolous attitude, “Oops!”.

Scene 7. (Chiasma)

The detective is now on the street: noise, much noise; too much noise even for a rush hour. Cars collide with buses colliding with tank trucks, fluorescent liquids that do they spill to the ground, giving rise to new epidemics. Purple rash  on the skin of passersby. The detective lights a cigarette and enters a police district that looks more like one nursing home. A single battery accompanies his entrance between white walls yellowed by time and from neglect. He earns the entrance to an office where two of his superiors are waiting for him which, strangely, look a lot like the ghosts of Coleman and Roach.

Scene 8. (Dance)

The detective tells his account of the facts to the two superiors in oblique language, accompanying the all with lopsided and uncoordinated gestures. The two superiors understand this perfectly, or so it seems. He lets himself be taken by the story and turns over the desk, the furniture, the coat rack. He has a seizure epileptic. Foam from the mouth, rolled-up eyes. However, the story continues in oblique language while the two superiors, perfectly composed and not at all impressed by the behavior of the subjected, they continue to listen to him. The story ends, the detective recomposes himself. The two superiors did they look, mutter something to each other. The one who looks like Roach looks at the detective and in G breath announces “You are fired!”.

Scene 9. (Wann Kann Ich Sie Wiedersehen)

Sitting at a table in a bistro, the now ex detective writes his memoirs in oblique language on tablecloth. Every now and then he suspends his work to sip a greenish liquid from a glass and bluish. The sky is purple: atomic mushrooms emerge on the horizon while groups of tourists immortalize the event with Polaroid from the 80s. The general atmosphere is relaxed. Drum hits syncopated ripple the film that now seems to almost burn. Dark. Noise of jars falling down the stairs. Steps, steps on infinite stairs. First floor on the now ex detective: his hand, pointed to the temple, mimics a gun. He shoots himself fake, his head really explodes. The message “when I can see her again? “.

From Roots! it’s all and as always good listening (here).

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