Roots! n.232 luglio 2020 Agostino Isca

Agostino Isca-2049

Agostino Isca-2049

by Simone Rossetti

Pesca a piene mani nella musica elettronica di fine anni 70 primi 80 Agostino Isca e lo fa senza tentennamenti o concessioni ad una presunta “modernità” se non per una “strumentazione” digitale-analogica che ovviamente si è evoluta rispetto a quegli anni; Vangelis, Jean Michel Jarre, John Carpenter ma anche i Pink Floyd più progressive ed i Tangerine Dream, Kosmische Musik e tutte quelle colonne sonore che hanno segnato un’epoca, da Blade Runner a Videodrome fino alla più recente serie televisiva Stranger Things. Agostino, nel ramo dell’informatica (e compositore autodidatta), ci mette del suo e lo fa estremamente bene trovando una strada tutto sommato personale e creando una buona interazione con l’ascoltatore, una considerazione però la dobbiamo fare, 2049 è (non poteva essere altrimenti, sia per il genere che per i temi trattati) un album che potrebbe risultare, forse, un pò “faticoso” all’ascolto, non difficile ma “faticoso”, il nostro umile “consiglio” (sapete bene che qui non diamo consigli né tantomeno ci interessa) è quello di ascoltare questo album come se si stesse guardando uno di quei film sopra citati od un qualsiasi altro film del genere fanta-cyborg e, soprattutto, evitando di pensare a questo presente (lo farete dopo, a tempo debito e con le considerazioni più opportune), per il momento limitatevi ad accendere gli orecchi e ad aprire gli occhi perchè lo spettacolo sta per iniziare. Qualche nota “tecnica”, album pubblicato per la Aventino Music in questo inizio estate 2021 che sembra non promettere niente di buono ed interamente suonato da Agostino Isca, composto di 12 brani, alcuni più riusciti ed altri meno ma è pur sempre una questione di gusti personali e noi non siamo qui per questo; sonorità cupe, a tratti drammatiche come nella traccia che da il titolo a questo lavoro, 2049, tappeti di synth e beat di scuola anni 80, un intro molto bello (in stile dark-wave) al quale però seguiranno atmosfere più techno-prog;  ancora più cupa Secret Lab, traccia che ci sembra più “compiuta” e che scorre fluidamente su territori synth-electro-wave ma a cambiare paesaggi e prospettive ci penserà la successiva Tears In Rain, synth atmosferici dallo scorrere ciclico mentre la melodia lascerà spazio a lande desolate e dis-umanizzate (proiezione di un prossimo futuro?); Human Heart è forse il brano che preferiamo, più rilassato ed intimo, nessuna “forzatura” ritmica, solo uno scorrere sereno là dove la tempesta è finita e le rovine di ciò che è stato riposano in eterno silenzio e non è da meno Lost Days, più forma canzone, una synth-wave scuola anni 80 di gran classe e che non sarebbe dispiaciuta ai Depeche Mode o ai Clan Of Xymox, perchè alla fine (e molto più banalmente) la musica serve a creare un dialogo, quell’immaginario dove facilmente ritrovarsi. Non male sono Now I Have My Eyes Open, Cyber Nights e Moloch dove alle atmosfere opprimenti delle prime tracce subentra un velo di malinconico ed ineluttabile oblio a tratti affascinante (diciamo che qui i suoni elettronici perdono la loro connotazione “fisica” per farsi altro). 2049 recita il titolo eppure sembra oggi, sembra o almeno la strada imboccata è quella “giusta”; è vero, manca di quell’osare in più che sia che si tratti di hardcore, blues, indie-rock o di tutto quello che vi pare è quella differenza necessaria a fare una differenza (scusateci, non potevamo scriverlo diversamente) ma se lo si considera come un concept-album (e lo è a tutti gli effetti) ha indubbiamente un suo fascino, una sua “compiutezza”; album da ascoltare e da “vedere” e che se non si hanno troppe pretese meta-concettuali alla fine non vi deluderà. E nell’attesa di un seguito “meno concept” ma più personale vi salutiamo, da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui o qui).   

 

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