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Roots! n.77 gennaio 2021

Adriano Lanzi-The Calling

Autore: Adriano Lanzi

Titolo: The Calling

Anno: 2021

Genere: ambient, minimal, free form, jazz  

Città: Roma

Componenti: Adriano Lanzi

Etichetta: Aventino Music

Formato: CD, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/LANZIADRIANO/?__tn__=HHH-R

Adriano Lanzi-The Calling

by Simone Rossetti

Consentiteci una breve riflessione prima di parlarvi di questo ultimo lavoro di Adriano Lanzi, una riflessione non solo personale ma di tutta la redazione di Roots!, più andiamo avanti nel conoscere nuove realtà ed artisti che si muovono ai margini del solito mainstream “musicale” che conta più ci rendiamo conto che questo paese non è quello che ci vogliono raccontare e far credere che sia, almeno non solo quello cafone e becero che ci spacciano quotidianamente attraverso insulsi programmi TV (anche musicali) e radio (quest’ultime ormai, non tutte per fortuna, asservite ad un ascolto massificato); no, esiste anche un paese migliore, solo che c’è questa specie di assuefazione generale ad una cultura cialtrona ed imperante, nonché per molti soddisfacente, che nasconde tutto il resto. Ma siete su Roots! dove vi raccontiamo oltre il banale guardare ed ascoltare, sempre in leggerezza e senza prenderci troppo sul serio, in caso contrario non saremmo qui a parlarvi di questo bellissimo lavoro di Adriano Lanzi; ma sapete anche che non ci accontentiamo della banalità di un “bellissimo” senza andare più a fondo, ed ecco che, forse, l’unico “limite” che gli si potrebbe imputare (ad Adriano Lanzi, non certo a questo lavoro) è quello di non aver osato di più in termini di possibiltà e di ricerca sonora, magari esplorando anche territori (sonori) più duri ed inconsueti, ma, e qui c’è un grosso ma, sono anche scelte artistiche personali, quindi non discutibili e che meritano comunque rispetto. The Calling, pubblicato in questo inizio 2021 per la Aventino Music resta quello che è, un album bellissimo che si muove fra sonorità molto vicino allo stile chitarristico di Bill Frisell e compositivamente ad un ambient più sperimentale che ricorda l’approccio di Robert Fripp; Adriano Lanzi fa tutto il lavoro (scrittura e registrazione), solo lui e la sua chitarra (più svariati pedali ovviamente), c’è tecnica ma anche cuore, sono tutti brani molto riflessivi ed intimi che forse ad un primo ascolto potrebbero sembrare un pò ripetitivi nella forma ma vi assicuriamo che così non è, hanno solo bisogno del loro tempo necessario, di un loro svolgersi lontano dalla mediocrità, il ritmo è solo quello del suo (e del nostro) sentire, non c’è altro, e non si sente il bisogno di altro. L’album si apre con Slow Dance, un brano avvolto da note malinconiche ed ariose che lo rendono fragile e prezioso come qualcosa da conservare nel tempo, lo stile di Lanzi è il classico “tocco” fingerpicking con scale molto libere ma che non rinunciano alla ricerca di una linea melodica che non si fermi al solo suono ma che racconti anche una storia. Sulle stesse coordinate si muove Gea, quasi una ninna nanna dolce e serena dove le note delle due chitarre volteggiano libere nell’aria lontane dalle nostre umani miserie; dalle tonalità più jazzate è invece Northbound, anche qui Lanzi fa uso di due chitarre, la prima arpeggiata e più melodica, la seconda suonata con una tecnica diversa che passa dall’uso del bottleneck all’EBow e che serve più da “accompagnamento” anche se detto così non rende l’idea, più corretto dire un secondo “movimento” che si muove liberamente all’interno del primo; un altra traccia molto bella è Presence dove l’effetto della seconda chitarra leggermente distorto ricorda molto il suono della tromba in sordina di Miles Davis, un brano di ampio respiro con il quale soffermarsi a dialogare; c’è anche la più corposa e crepuscolare Blossom dove gli effetti sembrano ricreare paesaggi orchestrali di rara intensità mentre le note della chitarra ricordano quelle di un piano suonato chissà dove e lasciate al loro destino. Non vogliamo ovviamente svelarvi il resto dell’album, per due motivi, il primo è perchè non ci interessa fare la solita “lista della spesa” ed il secondo è perchè siamo ben consapevoli che una recensione non può sostituirsi ad un ascolto, noi ci limitiamo a darvi un primo input, forse una prima impressione (per quel che può valere) ma niente di più, in realtà c’è anche un terzo motivo, forse il più importante, è una musica (un lavoro) che per sua stessa natura richiede di essere ascoltata come si deve, l’usa e getta qui non funziona (per la musica fatta bene non funziona mai); Adriano Lanzi con questo The Calling ha realizzato veramente qualcosa di molto umile e bello, si potrebbe dire “album consigliato agli amanti del…eccetera, eccetera), noi di Roots! lo consigliamo (come tutti gli album che recensiamo) a prescindere dai propri gusti personali o preferenze di “genere”, perchè, perchè questo è il bello della musica, del sorprendersi ad apprezzare qualcosa che magari non ci si sarebbe mai aspettato e questo album merita almeno una possibilità. Da Roots!, il vostro inutile periodico musicale di cultura rock soul jazz e blues è tutto. Buon ascolto.

 

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