Roots! n.254 agosto 2021 Acid Mothers Reynols

Acid Mothers Reynols-VOL 1

Acid Mothers Reynols – VOL 1

by Simone Rossetti

Do Whatever You Want, Don’t Do Whatever You Don’t Want!!” (Kawabata Makoto)

Da una parte gli Acid Mothers Temple, fomazione/collettivo/comunità hippy giapponese guidata da Kawabata Makoto (una specie di guru sprituale dedito alla ricezione e riproduzione di extra-suoni dalla provenienza ignota), dall’altra la cult band argentina Reynols formata da Miguel Tomasín, Alan Courtis e Roberto Conlazo dedita a “qualcosa” che ha molto a che fare con la musica nel senso più decontestualizzato del termine ma per meglio comprendere questo vi rimandiamo all’ascolto del loro “disco smaterializzato” dal titolo Gordura Vegetal Hidrogenada o alla loro 10.000 Chickens Symphony (registrata in un allevamento di polli). Questi sono gli ingredienti, ora dovrete solo mescolarli insieme ed agitare ben bene per qualche minuto fino ad ottenere un amalgama omogeneo, questi Acid Mothers Reynols qui al loro VOL 1; un azzardo “metaconcettuale” quasi improponibile ma che per una qualche strana alchimia funziona, che poi il genere (perchè purtroppo è a questo che alla fine bisogna far riferimento) piaccia o meno è un altro discorso ed è pur sempre una questione di gusti personali ma la cosa importante è che il risultato alla fine sia almeno interessante e questo lo è. Progetto nato nel 2017 durante un tour in Sud America dei Temple e pubblicato nel 2020 dall’etichetta francese La Belle Brute (disponibile anche in vinile); Kawabata Matoko alla chitarra e speed guru, Tabata Mitsuru alla chitarra e guitar synth, Higashi Hiroshi ai synth e theremin, Wolf (aka S/T) al basso, Satoshima Nani alla batteria, Miguel Tomasín alla voce, batteria, piano e flauto, Roberto Conlazo alla chitarra e marmonio, Pacu Conlazo alle percussioni, tromba e flauto e Anla Courtis alla chitarra e rovellio. Nomi che forse non vi diranno molto, non importa, quello che conta è che sono inscindibili da questa musica; psych-prog, kosmische musik, sonorità folk tradizionali argentine, un trip altamente lisergico dal quale se ne può uscire solo in due modi, o passando ad altro o semplicemente abbandonarsi al suo flusso, non semplice, non scontato, mai banale ma che richiede un ascolto molto “libero” (parola che oggi può suonare strana). Lato A e lato B, due brani ciascuno e si parte con Outside The Inner Temple introdotta dalle note “traditional” del flauto che lentamente lasceranno il posto ad atmosfere più liquide di scuola Gong, un magma elettrico-cosmico in costante e lento divenire in parte accompagnato dalla voce, o per meglio dire, dalla “preghiera-salmo-lamento” di  Miguel Tomasín, un timbro che potrà destare qualche perplessità ma se riuscite a “staccarvi” dalla classica forma-canzone ed abbandonarvi a questo flusso vedrete che acquisterà  un suo senso. La seconda traccia, Inti-Ra Wild Saloon, è uno strano incontro fra musica sperimentale impressionista, vaudeville risalente agli inizi del secolo scorso e musica popolare argentina, straniante ma non privo di fascino; si torna su sonorità Pinkfloydeliche con la traccia che apre il lato B, Traces Of Sunyata Squash, brano dai forti echi blues in stile Ry Cooder di Paris, Texas, un bel sentire che se non altro servirà a rendere più “terreno” lo scorrere cosmo-sonico-sensoriale di Kawabata Makoto; e si conclude con un pezzo dalle sonorità “quasi” rock’n’roll anni 50, Bo Bubbles, pregne ovviamente di trip psichedelici e con il testo “declamato” nel sempre molto particolare approccio di Tomasín, geniale, folle, improvvisato, sicuramente libero, anche in questo caso molto dipenderà da come vi avvicinerete a questa musica, quindi anche dal momento. Album interessante lo abbiamo detto, forse non facile (ma se pensate di trovarvi davanti ad un album di Beyoncé certo non lo sarà), per intuizioni e per quel fregarsene completamente degli standard di mercato odierni per andare “oltre” anche bello ma sono tutte considerazioni molto personali che lasciano il tempo che trovano, soprattutto in questo caso; ad ogni modo come avrete intuito dal titolo questo è solo il VOL 1, immaginiamo che in cantiere ci sia anche un VOL 2 e chi sa forse anche un VOL 3, quello che possiamo dirvi è che arrivati alla fine questa “musica” ci ha così incuriositi che non vediamo l’ora di scoprire come sarà un suo seguito, qualcosa vorrà pur dire. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

Acid Mothers Reynols – VOL 1

by Simone Rossetti

translated by Queen Lady

Do Whatever You Want, Don’t Do Whatever You Don’t Want!!” (Kawabata Makoto)

On one side, Acid Mothers Temple, a Japanese hippy formation/collective/community led by Kawabata Makoto (a kind of spiritual guru dedicated to the reception and reproduction of extra-sounds of unknown origin), on the other the Argentine cult band Reynols formed by Miguel Tomasín,Alan Courtis and Roberto Conlazo dedicated to “something” that has a lot to do with music in the sense more decontextualized than the term but to better understand this we refer you to listening to the their “dematerialized record” entitled Gordura Vegetal Hidrogenada or their 10,000 Chickens Symphony (recorded in a chicken farm). These are the ingredients, now you’re alone mix them together and shake well for a few minutes until you get an amalgam homogeneous, these Acid Mothers Reynols here at their VOL 1; an almost “metaconceptual” hazard unthinkable but that for some strange alchemy it works, that then the genre (because unfortunately this is what in the end we must refer to) like it or not is another matter and it still is a matter of personal taste but the important thing is that the result is at least in the end interesting and this is it. Project born in 2017 during a tour in the South America by Temple and released in 2020 by the French label La Belle Brute (also available vinyl); Kawabata Matoko on guitar and speed guru, Tabata Mitsuru on guitar and guitar synth, Higashi Hiroshi on synths and theremin, Wolf (aka S/T) on bass, Satoshima Nani on drums, Miguel Tomasín on vocals, drums, piano and flute, Roberto Conlazo on guitar and marmonio, Pacu Conlazo on percussion, trumpet and flute and Anla Courtis on guitar and rovellio. Names that may not be there they will say a lot, it doesn’t matter, what matters is that they’re inseparable from this music; psych-prog,kosmische musik, traditional Argentine folk sounds, a highly lysergic trip from which you can to go out only in two ways, either by switching to another or simply indulging in its flow, not simple, not obvious, never banal but which requires a very “free” listening (a word that today can sound strange). Side A and Side B, two tracks each and we start with Outside The Inner Temple introduced by the “traditional” notes of the flute that will slowly give way to more atmospheres liquids of the Gong school, an electric-cosmic magma in constant and slow becoming in part accompanied by the voice, or rather, by the “prayer-salm-lament” of Miguel Tomasín,a stamp that may arouse some perplexity but if you can “break away” from the classic form-song and abandon yourself to this flow you will see that it will acquire a sense of its own. The second track,Inti-Ra Wild Saloon, is a strange encounter between impressionist experimental music, vaudeville dating back to the beginning of the last century and Argentine folk music, alienating but not without charm;back to Pinkfloydeliche sounds with the track that opens the B side, Traces Of Sunyata Squash,song with strong blues echoes in the style of Ry Cooder from Paris, Texas, a nice feeling that if nothing else will serve making Kawabata Makoto’s cosmo-sonic-sensorial flow more “earthly”; and ends with a piece with an “almost” 50’s rock’n’roll sound, Bo Bubbles, obviously full of trips psychedelic and with the text “declaimed” in the always very particular approach of Tomasín, brilliant,crazy, improvised, certainly free, again a lot will depend on how you get there you will approach this music, therefore also from the moment. Interesting album we said,maybe not easy (but if you think you will find yourself in front of a Beyoncé album it certainly won’t be), however intuitions and for not completely caring about today’s market standards to go “beyond” also beautiful but they are all very personal considerations that leave the time they find,especially in this case; however, as you may have guessed from the title, this is only VOL 1, let’s imagine that there is also a VOL 2 in the pipeline and who knows maybe even a VOL 3, what we can tell you is that at the end this “music” has intrigued us so much that we can’t wait to find out what his sequel will be like, it will mean something. From Roots! it is everything and as always good listening (here).

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