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Roots! n.150 aprile 2021

a/Ipaca-Make It Better

Autore: a/Ipaca

Titolo: Make It Better

Tracks: 1. Beat Club – 2. Make It Better – 3. Inept – 4. Hypnosis – 5. Slave Antenna Array – 6. Chameleon – 7. I Am Kevin Ayers – 8. Citadel – 9. Lokomotiv

Anno: 2021

Genere: Punk-Garage, Fuzz, Psycho-beat, post-punk

Città: Mantova (Italia)

Componenti: Christian Bindelli (voce, chitarra), Andrea Verrastro (basso, cori), Andrea Fantuzzi (tastiere, cori), Andrea Sordi (batteria)

Etichetta: We Were Never Being Boring Collective, Sulatron Records , Sour Grapes Records

Formato: Vinile, CD, musicassetta, digitale

Sito web: https://www.facebook.com/alpacabandMN/

a/Ipaca-Make It Better

by Simone Rossetti

Non capita spesso che dovendo recensire un’ultima uscita (e fresca di pubblicazione) di andare a riascoltarsi anche i precedenti lavori, uno sforzo in più ma che abbiamo fatto volentieri, necessario a capire; potrebbe sembrare una cosa un pò “anomala” soprattutto nel caso di un debut-album, in realtà c’è sempre qualcosa da scoprire e che alla fine torna. Gli a/Ipaca provengono dalla ridente (non in questi tempi dove di ridente, in generale, c’è rimasto ben poco) cittadina di Mantova, Make It Better è il loro primo album, meglio sarebbe dire long playing, pubblicato in questo iniziale 2021 (disponibile in vinile, CD, musicassetta e digitale) e seguito da una distribuzione di tutto rispetto, We Were Never Being Boring Collective (Ita-USA) , Sulatron Records (Germania) e Sour Grapes Records (UK); album che segue e “definisce” una serie di Ep e singoli rilasciati tra il 2018 ed il 2020 e che dire, questi ragazzi arriveranno lontano senonché le strade per arrivarci non sono tutte uguali e non portano necessariamente allo stesso punto (o posto), sono scelte ma visto che le potenzialità non mancano era bene dirlo. Affinità e divergenze rispetto al loro precedente Ep Abnormous Neutral del 2019, un suono sicuramente più moderno ed “accattivante” (cosa che potrà far piacere ad alcuni e scontentare altri) mentre l’approccio, fortunatamente, resta lo stesso, un irriverente fuzz punk-garage con derive elettro post-punk che pescano sia nella migliore tradizione americana degli anni 60 che nella scuola tedesca più sperimentale dei 70, sempre con piglio originale e mai scontato. Make It Better si apre proprio sulle note psycho-garage di Beat Club, un incedere potente trascinato da una sezione ritmica di tutto rispetto e dalle splendide linee di tastiera (spesso viene usato un Farfisa) di Andrea Fantuzzi, un colpo basso per chi ama certe sonorità più “vintage”, la voce di Christian Bindelli è invece effettata (compressa) e lo sarà per tutte le restanti tracce (ad ongi modo una scelta che in questo contesto ben si presta anche se alla lunga potrebbe rivelarsi un pò ripetitiva); ritmo sostenuto anche per la successiva Make It Better dal refrain trascinante e le sue sfumature psichedeliche, un bel sentire che vi inviterà a muovere le chiappe malgrado questi giorni bui. Dallo scorrere più cupo ed attraversato da laceranti atmosfere post-punk è Inept, pezzo suonato ottimamente (come tutto l’album) e che la dice lunga sulle reali possibilità di questi ragazzi (ascoltatevi la successiva e caotica Hypnosis). Nonostante musicalmente non abbiano nulla in comune (o quasi) questi a/Ipaca ci hanno ricordato (per attitudine, per approccio e per omogeneità e compattezza dell’album) i Jesus And Mary Chain di Psychocandy, era il 1985, altri tempi ed altra musica, eppure questo Make It Better ci ha fatto subito drizzare le antenne ed allora lasciatevi devastare dall’infuocato ritmo post-punk di Citadel, una strana miscela dove il tappeto di tastiere psycho-beat andrà a fondersi con un elettricità punk-krautrock che oggi ha pochi eguali, così come l’incedere marziale di Lokomotiv, dalle atmosfere “severe” che rimandano sia ai CAN che ai Neu! in un crescendo ritmico-nervoso che sembra appartenere ad un altro tempo eppure così attuale, forse la traccia che ha quello spessore necessario in più a fare la differenza. E qui ci fermiamo, il piacere di scoprire il resto (e di scoprirlo nella sua interezza) spetterà solo a voi, come è giusto che sia, concedeteci però qualche considerazione finale, gli a/Ipaca a parte quella modernità di suono alla quale accennavamo all’inizio non fanno alcuna concessione a quella “piacevolezza” di ascolto, anche “alternativa”, che il mainstream musicale richiede se si è in cerca di visibilità o di classifiche da scalare, vanno per loro strada, certo, se si guarda al loro precedente Ep si sente che qualcosa è cambiato ma l’evoluzione è quella giusta, unico rammarico, forse (impressione personale e giustamente non condivisibile), per quella mancanza di un osare oltre a livello compositivo; siamo ancora in un “limbo” (un ottimo limbo) ma che non durerà in eterno e come spesso accade in questi casi le prossime scelte (artistiche/personali) non saranno facili. Per il momento gustatevi questo Make It Better, esordio che non ci aspettavamo e di grande qualità, e cosa non da poco, con un futuro ancora da scrivere. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).     

 

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