Roots! n.348 dicembre 2021 Ͷзразец Izrazest

Ͷзразец (Izrazest) - Ͷзразец

Ͷзразец (Izrazets) – Ͷзразец 

(2021, Addicted Label)

by Tommaso Salvini

Un ostinato di basso, ostinato nonostante una chitarra dai suoni alla carta vetrata cerchi inesorabilmente di innervosirlo, un ostinato alla NoMeansNo, un ostinato che, infine, si risolve in un altro ostinato, stavolta più alla Shellac: la chitarra perde quota e si schianta divenendo brandelli…da qui parte il bello: dopo l’inizio ossessivo e violento di Лобстер (Lobster), i moscoviti Ͷзразец (vale a dire Izrazets=Esprimere) si lanciano disperati in un calderone che parte dalla violenza cerebrale del pezzo precedente e poi si alterna in frammenti dub, fusion, jazz, terrorismo, specchi infranti e porta il nome di Друзья C Nривилегиями (Friends With Benefits), una vera amicizia interessata presa a colpi di piccone. Si va avanti e non si finisce di decostruire: un continuo gioco che crea melodie per distruggerle un secondo dopo arriva all’esasperazione in Ожерелье (Necklace) 10 minuti di un delirio sotto forma di viaggio rumoroso nei meandri più reconditi di una mente sfiancata: echi da musica tradizionale sull’inizio, sempre più disturbati da un free jazz, molto più free che jazz, che finisce con l’impossessarsi totalmente della canzone stessa, rendendola un continuo schianto contro muri di suono costruiti su geometrie non euclidee. Тварь (Beast), come il titolo promette, ha un inizio fondato su una frequenza a banda fissa che si trasforma in un imperioso giro di basso sempre seguito da una chitarra che, ad ogni fraseggio, si avvolge e si contorce su se stessa, avvolta in un delirio consapevole che la porta a non ripetersi mai, a creare varchi verso mondi paralleli, altre dimensioni, altre chiavi di lettura illeggibili…Basso e batteria sembrano il solo punto di appiglio in questa storia, l’unica roccia a cui appigliarsi mentre il flusso inarrestabile della chitarra vorrebbe strapparti da essa e condurti verso l’ignoto: un pezzo davvero bestiale, dove l’istinto ferino la fa largamente da padrone. Si chiude tutto in uno sfacelo, dove la chitarra torna ad essere una frequenza a banda fissa…Скользская Uгра (Slick Game) è il pezzo che si perde tra episodi jazz e Noise senza pietà, un continuo alternarsi, rincorrersi, perdersi, ritrovarsi in un punto morto, ricominciare da capo…tutto pare divenire quieto nel finale, una resa lenta ed inesorabile, ma i colpi di mitragliatrice scanditi all’unisono da basso, batteria e chitarra in Смерть Hа дисконтексте (Death on Discontext) ci reimmettono nel solito traffico disordinato di jazz, dissonanze e note squisitamente fuori luogo. Poi, come dopo una tempesta di suoni, tutto si acquieta, a questo giro davvero e in forma definitiva: basso e batteria giocano con la chitarra in un gioco quasi infantile dove si fa capolino e poi ci si nasconde: ci si nasconde fino a sparire…Un disco, questo degli Izrazets, giocato interamente su coordinate mancanti, dove l’improvvisazione conta più della composizione, esattamente come è giusto che sia in un’ esibizione free jazz che si rispetti: le coordinate, via via vengono meno, ma ne vengono create altre all’occasione e secondo la necessità dell’istante esatto in cui vengono lasciate all’ascoltatore che, proprio per questo, è costretto a rincorrere le evoluzioni del trio russo senza mai poter conoscere relax: un piacevole spiazzamento che stimola e rende più partecipi di un disco interessantissimo, partecipi fino al punto di sentirsene parte integrante tanto quanto chi lo ha eseguito. Da Roots! è tutto e come sempre buon ascolto (qui).

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